Teresa Noce: Intervista alla professoressa Anna Tonelli

by storiapolitica
Teresa Noce: Intervista alla professoressa Anna Tonelli

Teresa Noce è questa la figura trattata nell’intervista di oggi nell’approfondimento sul centenario del Pci ed è alla professoressa Anna Tonelli sul suo libro Nome di battaglia Estella. Teresa Noce, una donna comunista del Novecento (Le Monnier, 2020).

In quale ambiente si formò Teresa Noce? Che ruolo ebbe nei primi anni del PCd’I?

Teresa Noce nasce allo scoccare del Novecento in una Torino operaia che influenzerà fin da subito tutta la sua formazione e vita. Le sue prime esperienze lavorative, ancora bambina, la vedevano impiegata prima in un laboratorio di stireria, poi di sartoria insieme ad altre apprendiste e lavoranti con le quali partecipa al primo sciopero per rivendicare le dieci ore lavorative al giorno e la riduzione dei periodi  senza stipendio. I successivi incarichi furono in fabbrica, prima in uno stabilimento di produzione di biscotti,  con turni massacranti di dodici ore, in locali a temperature elevatissime causate dai forni dove si cuocevano i dolci, poi alla FIAT Brevetti in un lavoro al tornio, a produrre bronzine per i camion. In questi luoghi Noce, seppure giovanissima, è sempre molto attiva ad animare proteste e scioperi contro il licenziamento delle lavoratrici al termine della guerra. L’avvicinamento alla politica avvenne da adolescente, prima nel Partito socialista, poi nel ’21 nel Pdcd’I, dove aderì anche senza aver ancora compiuto i 21 anni necessari all’iscrizione. Con la tessera in tasca, contribuì alla creazione della Sezione comunista torinese di Porta Palazzo e venne eletta come segretaria. Una carica inusuale per una donna che dimostra quanto la sua figura riuscisse già a superare le gerarchie di genere che appartenevano alla politica. In questo ruolo, la segretaria imparò tutti i rudimenti della politica, come i comizi fuori dalla sezione, la scelta dei temi da mettere all’ordine del giorno delle riunioni, l’affinamento di un linguaggio funzionale a far capire le questioni e a incitare alla lotta. Fin da subito dimostrò la propria autonomia di pensiero e azione, schierandosi contro la formazione di sezioni femminili separate per le donne, a favore invece dell’uguaglianza fra i sessi dettata dalla rivoluzione socialista. Per questo si adoperò sempre per tenere prioritaria la lotta per il riscatto delle lavoratrici e dei lavoratori da una prospettiva unitaria, nella militanza e nell’organizzazione.

Teresa Noce
Teresa Noce

Come visse Teresa Noce  l’esperienza in Urss  e che cosa ha scritto su questa esperienza nella sua autobiografia?

Per una militante comunista l’Unione Sovietica rappresenta il punto di riferimento politico e il luogo di formazione per l’attività politica, il lavoro e la carriera. Teresa Noce si recò a Mosca sia per partecipare a importanti congressi politici (il  terzo Congresso dell’Internazionale comunista e la Conferenza internazionale delle donne comuniste), sia per frequentare la famosa scuola leninista alla quale accedevano i comunisti di tutti i paesi. È quest’ultima esperienza che diventò decisiva per la sua formazione, sia sul piano teorico che pratico. Pur essendo corsi tenuti in russo, lingua che Teresa conosceva ancora poco, l’allieva si impegnò in modo esemplare, studiando materie come la storia del partito bolscevico, il materialismo storico, l’economia politica che colmarono le sue lacune da autodidatta.  Si fece prestare libri in francese, chiese lezioni private di lingua e, forte di quella padronanza, intervenne spesso anche durante le lezioni con riflessioni e commenti. Ma l’esperienza più formativa riguardava le attività esterne, soprattutto il lavoro pratico e l’apprendistato in una fabbrica. A lei toccò un periodo estivo da passare presso il centro tessile di Ramenskoye, a un centinaio di chilometri da Mosca, dove venne impiegata in una filatura di cotone. Qui iniziò a conoscere il sistema lavorativo in tutte le sue sfaccettature, accompagnato al rispetto dei diritti delle donne impiegate nelle varie mansioni. Inoltre entrò in contatto con i lavoratori attraverso la compilazione di questionari sulle loro condizioni di vita e di lavoro da far confluire in un’indagine socio-economica utile sia per lo svolgimento del compito didattico che negli esiti conoscitivi. Il soggiorno in terra sovietica diventa così la traduzione di un ideale politico, economico ed esistenziale che accompagnò l’attivista Teresa come gran parte dei comunisti che intendevano esportare il modello che riteneva quello giusto ed ideale nel loro paese.

Quale ruolo ebbe all’estero e nella resistenza francese?

Per Teresa Noce la Francia è stata non solo un rifugio dalle persecuzioni fasciste, ma anche una palestra di attività come rivoluzionaria professionale.  Nella clandestinità francese Teresa diventa Estella, acquisendo uno pseudonimo scelto per lei da Togliatti. Un nome fra l’esotico e il divistico che si scontrava con la disapprovazione di Teresa che lo considerava più adatto a una militante giovane ed avvenente, ma che proprio per questo diventa ancora più adatto per una copertura. In Francia Estella si occupò dei giornali clandestini e antifascisti da far arrivare poi in Italia. Il primo, “La voce degli italiani”, un organo di raccordo con la tiratura record di quarantamila copie, che diresse insieme a Giuseppe Di Vittorio, con un’attenzione particolare ai problemi sindacali  degli emigrati italiani; il secondo, “La Voce delle donne”,  inviato in Italia avvolto nelle copertine delle riviste di moda parigine, che si occupava della raccolta fondi, delle donazioni per i bambini, dei momenti di aggregazione, dei problemi delle donne: un mensile che nel 1937 prese il nome del fortunatissimo “Noi donne”, uno degli strumenti informativi centrali per l’emancipazione femminile.  Ma in Francia, questa volta a Marsiglia, Noce visse più tardi anche  un periodo di intensa lotta partigiana come dirigente dei gruppi di resistenza tra i lavoratori stranieri della MOI (Mano d’Opera Immigrata), legati ai francs-tireurs, gruppi di azione clandestina della Resistenza francese che alternavano la requisizione di case a veri e propri attentati contro i tedeschi. Per non essere scoperta, venne ospitata e nascosta presso la famiglia immigrata Livi, nella camera lasciata vuota dal giovane cantante Ivo che di lì a poco sarà conosciuto come Yves Montand. Grazie alle sorelle parrucchiere francesi che si preoccupavano di farle cambiare aspetto per non essere riconosciuta dalla polizia, Teresa si tinse i capelli e assottigliò le sopracciglia a tal punto da rendersi irriconoscibile. Tale attività le costerà l’arresto e la detenzione nel carcere femminile parigino Petite Roquette, insieme a detenute politiche e comuni . Fra le recluse nacque un senso di collaborazione e di aiuto reciproco che portò a organizzare corsi di educazione politica e culturale a base di storia del movimento operaio francese e internazionale, insieme alla divisione dei pochi aiuti alimentari e di vestiario che arrivavano da fuori. Anche in questa occasione Noce continuò a essere una protagonista assoluta, non rinnegando mai la sua identità comunista.

Quali sono le principali idee che espresse nell’Assemblea costituente?

Dopo la Liberazione, Teresa Noce venne designata fra le 13 comuniste da inserire alla Consulta nazionale  per fornire pareri su alcuni provvedimenti legislativi, fra i quali la legge elettorale per l’Assemblea Costituente, e individuare i problemi centrali sui quali intervenire all’interno della Commissione affari politici e amministrativi. Ma è il passo successivo, l’ingresso nell’Assemblea Costituente,  insieme alle altre 20 donne, delle quali 8 comuniste, a segnare per lei un traguardo difficile e prestigioso. In questo ruolo si distinse per la sua battaglia a favore dei diritti della donna, e in particolare delle madri lavoratrici. Il contributo più rilevante riguardò la tematica relativa all’assistenza alla famiglia , sottolineando la «funzione sociale» della maternità. «È questo il nuovo concetto democratico, civile che la Repubblica italiana, al pari di altre nazioni progredite, deve affermare nella sua Costituzione», proclamò con piglio deciso in Parlamento.  La protezione della maternità diventava per la deputata Noce  un dovere che lo Stato doveva garantire a ogni donna, indipendentemente dalla condizione sociale e giuridica, con la possibilità di procreare liberamente e di avere strutture assistenziali per i propri figli. Un tema fondamentale che Teresa Noce riuscì poi a trasformare nella prima legge sulla “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” con il riconoscimento del  riposo obbligatorio pagato, l’istituzione dei nidi d’infanzia e delle sale per l’allattamento nei luoghi di lavoro.

Che altri ruoli svolse nel secondo dopoguerra? Quali furono le motivazioni che la spinsero a ritirarsi dalla politica attiva?

Anche nel dopoguerra l’attività di Teresa Noce non conobbe soste. Fece parte del Comitato centrale e della Direzione del PCI e in Parlamento fu presente come deputata nelle prime due legislature fino al 1958. Ma nel frattempo svolse un altro importante compito, come segreteria generale della FIOT (Federazione Italiana Operai Tessili). La sua antica conoscenza del mondo tessile la convinse a fare da guida a un sindacato che generalmente è stato sempre gestito da uomini, ma che fu in grado di portare avanti con la consueta caparbia e capacità di lavoro. In questo ruolo ottenne come importante vittoria il primo contratto nazionale riguardante la protezione fisica ed economica delle operaie tessili madri che ottenevano il diritto a sei settimane di riposo prima del parto ed a otto dopo il parto, pagate al 75% del salario: un contratto pionieristico rispetto alle altre categorie industriali con l’inquadramento degli occupati nei vari comparti su scala nazionale. Di fronte alla crisi economica che portò a 60mila licenziamenti in un anno e alla chiusura di molti stabilimenti, Noce invitò alla mobilitazione e al diritto di sciopero per chiedere il rinnovo degli impianti tessili, l’aumento della domanda interna e la ripresa della produzione nazionale. La segreteria della FIOT la porterà anche a incarichi internazionali come l’elezione a presidente dell’Unione internazionale dei lavoratori tessili e dell’abbigliamento (UISTA) con sede a Varsavia, e la partecipazione a congressi e iniziative in giro per l’Europa(Praga, Parigi, Vienna, Bucarest).

Il suo ritiro dalla politica avvenne in seguito a una vicenda privata, ovvero l’annullamento di matrimonio a San Marino chiesto dal marito Luigi Longo a sua insaputa. Tale decisione che Teresa Noce apprese da un trafiletto letto sul “Corriere della Sera” portò la dirigente comunista a chiedere una rettifica con una lettera spedita e pubblicata dallo stesso giornale. Una lettera che venne strumentalmente utilizzata dal PCI come atto di indisciplina per essersi servita di un “giornale borghese” invece di ricorrere alle normali procedure richieste a una militante. La condotta di Noce venne giudicata riprovevole dai dirigenti, a partire dallo stesso Togliatti, che estromisero Teresa Noce dalla Direzione. Un’esclusione-punizione che la stessa protagonista definirà «il più grave trauma, politico e personale, della mia vita», ancora «più grave e doloroso del carcere, più della deportazione».

Dopo questa “punizione”, Noce ricoprirà un ultimo incarico sindacale nel 1959 al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) dove cercò, senza successo, di porre sia la questione del licenziamento automatico delle lavoratrici in caso di matrimonio, sia della pensione delle donne casalinghe e non lavoratrici, senza avere nemmeno il sostegno dei rappresentanti degli altri sindacati e talvolta del partito. A Teresa non restò che la strada della scrittura che portò avanti con successo pubblicando racconti e romanzi, fino alla sua autobiografia pubblicata nel 1974, sei anni prima della morte.