Rumor: l’inzio della sua esperienza politcia

Rumor: l’inzio della sua esperienza politcia

Mariano Rumor è stato un politico della Democrazia Cristiana più volte presidente del consiglio e ministro. In questo articolo si approfondisce il periodo della sua formazione.

La formazione e la sua famiglia

Il percorso di formazione di Mariano Rumor non è stato molto diverso da quello di molti cattolici e futuri politici democristiani della sua generazione, che avevano vissuto con fastidio i metodi e la retorica del fascismo. All’interno dei gruppi di Azione Cattolica imparò  un modo nuovo di interpretare le vicende che stavano per sconvolgere l’Europa e il mondo intero.

Rumor rispetto ad altri giovani cattolici  aveva il vantaggio che nella storia della sua famiglia erano presenti delle solide tradizioni del movimento cattolico; infatti nella tipografia familiare era stato stampato, per oltre un secolo, un foglio di battaglia come L’Operaio cattolico  e dal 1876 al 1915  il quotidiano Il Berico. Suo nonno e suo padre non si piegarono mai alla circostanze politiche che potevano essere vantaggiose in quegli anni.

Rumor e il suo ruolo dopo l’8 settembre 1943

La scelta di Mariano Rumor dopo l’8 settembre del 1943, quando tornò a casa nel clima di sbando dell’esercito, fu coerente con la storia della sua famiglia  e con le istanze di un cattolicesimo che si preparava ad assumere un ruolo centrale nella nuova Italia democratica e repubblicana.

Rumor scrisse assieme ad uno dei maggiori esponenti della resistenza del Vicentino; Gavino Sabadin, uno dei più significativi programmi della Democrazia cristiana. Questo programma venne redatto nei mesi aspri e drammatici della guerra di liberazione.

Il programma redatto da Sabadin e Rumor proponeva la costruzione di un democrazia per il popolo, in cui chi più ha (riferendosi alle capacità tecniche e intellettive), più deve dare: e chi meno ha, più deve ricevere in proporzione al bisogno. Il programma inoltre respingeva con forza il “sistema individualista liberale”, attraverso il quale la borghesia aveva commesso “ogni sorta di abusi”. Vi era un richiamo“ alle pure fonti del Cristianesimo, rispetto al panteismo di stato e al paganesimo nazi-fascista.

Questo programma proposto dal giovane Rumor è molto simile per il forte antifascismo ad altri programmi scritti da alcuni esponenti della futura Democrazia Cristiana nell’Italia del Nord, ad esempio quello di Taviani a Genova e a Padova da Luigi Gui nei mesi della Resistenza.

La fondazione delle Acli a Vicenza

In questa fase Rumor diresse il periodico clandestino Il Momento e partecipò alla fondazione delle ACLI vicentine di cui tenne la presidenza per un decennio. Il ruolo che aveva svolto durante la Resistenza all’interno del movimento dei cattolici vicentini, lo vide candidato  eletto all’Assemblea Costituente e dopo le elezioni del 18 aprile 1948, divenne deputato ed entrò a far parte delle Commissione Lavoro della Camera.

Nonostante la sua giovane età e la sua formazione umanistica gli venne affidata la relazione  della prima importante riforma sociale del governo De Gasperi, la legge promossa dal ministro del lavoro Fanfani nota anche come “Piano Ina-case”.

La prima esperienza importante all’interno del partito, che lo fece conoscere e apprezzare fu durante il Congresso di Venezia nel giugno 1949; dopo il Congresso nell’aprile 1950 durante la segreteria Gonella venne nominato  vicesegretario del partito per l’organizzazione. L’obbiettivo del politico vicentino era  quello di dare un’anima  e di strutturare un partito per non sembrare, come scrive nelle sue memorie, solamente «Il braccio secolare della Chiesa.

In questa fase il politico vicentino incominciò a viaggiare nelle diverse province per incontrare le diverse sezioni e organi periferici del partito; a queste iniziative parteciparono i vertici del partito e anche Alcide De Gasperi.  Rumor si rese conto che stava maturando in seno al partito una nuova linea politica  con il Consiglio nazionale di Grottaferrata in cui venne a formarsi un asse tra lui, Fanfani e Taviani, il cui obbiettivo era quello di dare una maggiore direzione collegiale al partito e conferirgli un maggiore peso sulle scelte del governo. 

L’asse tra questi esponenti della nuova generazione e la fine dell’esperienza politica di Dossetti portò alla nascita della corrente di Iniziativa Democratica.

Bibliografia:

F. Malgeri, Storia della Democrazia Cristiana, Edizioni Cinque Lune, Roma, 1987

F. Malgeri, L’Italia democristiana. Uomini e idee del cattolicesimo democratico nell’Italia repubblicana (1943-1993), Gangemi Editore, Roma, 2006

M. Rumor, Memorie (1943-1070), Neri Pozza, Vicenza, 1992

Articolo precedente:

Le prime costituzioni