Pietro Secchia. Intervista a Marco Albeltaro

by storiapolitica
Pietro Secchia. Intervista a Marco Albeltaro

Pietro Secchia è questa la figura approfondita nell’intervista per il centenario del Pci di oggi ed è allo storico Marco Albeltaro sull’argomento ha scritto il libro Le rivoluzioni non cadono dal cielo. Pietro Secchia una vita di parte (Laterza, 2014).

In che ambiente si formò Pietro Secchia?

Secchia si formò nel Biellese delle industrie tessili. Un territorio caratterizzato da un ampio movimento operaio socialista piuttosto sindacalizzato. Ciò ebbe una forte influenza su di lui che, entrato in fabbria da giovanissimo come impiegato, si ritrovò attratto dal mondo sindacale e si inscrisse al sindacato prima che al Partito socialista.

Quale fu il suo ruolo durante la resistenza? Quale era la sua idea di partito?

Secchia fu un grande organizzatore della Resistenza. Si trovò – lui dirigente rigidamente terzinternazionalista – a dover “organizzare un’improvvista”. Proprio nel dover organizzare un fenomeno come la Resistenza di cui la spontaneità è parte integrante, avviene una sorta di mutamento antropologico che lo condurrà, nel tempo, a vedere con meno rigidità i fenomeni politici spontanei: si pensi alla sua apertura verso il Sessantotto che ha dello straordinario per un dirigente della sua generazione ed estrazione.

L’idea di partito di Secchia si inserisce nel quadro del Partito nuovo di Togliatti, sebbene con una maggiore attenzione alle ragioni del conflitto piuttosto che a quelle della dimensione istituzionale.

Pietro Secchia fu eletto all’Assemblea Costituente, quali furono le sue proposte?

Alla Costituente Secchia non ebbe ruoli particolari.

Quali furono le motivazioni che spinsero Togliatti a scegliere lui come vicesegretario? Che ruolo ebbe nell’organizzazione del settore propaganda del partito?

Secchia si era costruito un ruolo fondamentale già prima del suo arresto, durante la clandestinità e durante la Resistenza. L’idea di affidare la vice-segreteria ad un organizzatote così efficiente era quasi scontata. Il suo ruolo fu quello di trasformare un partito di avanguardia in un partito di massa: organizzare le cellule, le sezioni, le federazioni e coordinare un lavoro di propaganda finalizzato a omogeneizzare il partito a livello nazionale.

Quali furono i principali motivi del contrasto con Togliatti?

Il contrasto con Togliatti non fu un conflitto. Secchia non era portatore di una linea alternativa, quanto di un modo diverso di concepire la stessa linea. Il suo punto di vista si fondava sulla necessità di una maggiore intensità nelle lotte delle masse e meno dipendenza dalla dimensione istituzionale della politica.

Come cambiò il suo ruolo nel Pci dopo la morte di Stalin e il XX congresso del PCUS?

Il ruolo di Secchia cambiò prima, quando il suo più stretto collaboratore, Giulio Seniga, scappò con una enorme somma di denaro e dei documenti apparteneti al Pci. In quell’occasione fu sottoposto ad un vero e proprio processo, che ne determinò l’allontanamento dai ruoli principali di comando nel partito. Con la destalinizzazione, Secchia fu incaricato di compiti politici di secondo piano, pur mantenendo sempre il suo seggio in Parlamento. Finì per occuparsi di ricerca storica, rivendicando il suo ruolo, e quello della sua generazione, nella costruzione del partito e nella lotta contro il fascismo.