Piero Gobetti: un liberale del Novecento

Piero Gobetti: un liberale del Novecento

Piero Gobetti nacque il 19 giugno 1901,  in una fase di grandi cambiamenti sociali della storia d’Italia, in cui emerse una nuova piccola borghesia che fu il suo ceto di appartenenza, i suoi genitori erano dei contadini inurbati venuti dalla campagna nel 1888 per aprire a Torino un piccolo esercizio commerciale.

Dell’infanzia di Gobetti, si sa poco, in  un suo appunto scrive:« la mia educazione di bambino fu alquanto sommaria, affidata, come succede, a me stesso. Mio padre e mia madre avevano un piccolo commercio. Lavoravano diciotto ore al giorno. […]». In una testimonianza citata da Umberto Morra di Lavriano, di Andrea Viglongo ricorda Gobetti come un bambino disciplinato, a modo sveglio e capace. Sui banchi di scuola al liceo Gioberti, Gobetti rivelò fin dall’inizio la sua intelligenza e nel 1918 si iscrisse all’università.

Una figura come quella di Piero Gobetti, come già sostenuto da Bobbio,  è rara nel corso della storia, infatti la sua opera è estremamente varia e la sua vita pubblica durò poco più di sette anni. Norberto Bobbio nel suo libro Italia fedele. Il mondo di Piero Gobetti per far comprendere meglio la precocità di Gobetti come intellettuale, lo confronta con due dei maggiori intellettuali del Novecento, Benedetto Croce e Antonio Gramsci, sostenendo che a 25 anni il primo sarebbe ricordato come un giovane studioso di storia locale, mentre il secondo come una sicura promessa del giornalismo colto e un «formidabile polemista» come definito da Gobetti.

In questi pochi anni fondò e diresse tre riviste: «Energie nove» dal 1918 al 1920, la «La Rivoluzione liberale» dal febbraio 1922 al novembre 1925, «Il Baretti» dal dicembre 1924 che continuò anche dopo la sua morte al dicembre 1928.

Su queste tre riviste scrisse in ogni numero articoli di politica interna, commenti sui fatti del giorno e di politica internazionale, saggi di critica letteraria e teatrale. Negli anni di pausa tra le sue due riviste politiche diventò amico di Gramsci e collaborò con il gruppo de «L’ordine nuovo». Inoltre collaborò costantemente con altri venti giornali e riviste di diverso tipo giovanili, militanti, accademiche, locali e di respiro europeo come ad esempio «L’Unità» di Salvemini, «Vita» di Jean Luchaire e la rivista veronese «Poesia ed arte» di Antonio Scolari.

Il giovane editore torinese pubblicò diversi libri tra cui la sua tesi di laurea, con relatore Gioele Solari,  La filosofia politica di Vittorio Alfieri, La frusta teatrale entrambi nel 1923, La rivoluzione liberale che apparve nel 1924 nella «biblioteca di studi sociali» diretta da Rodolfo Mondolfo. Altri due libri lasciati incompleti da Gobetti e pubblicati dopo la sua morte da Santino Caramella Risorgimento senza eroi e Il paradosso della Spirito Russo.  Inoltre curò alcune prefazioni e tradusse dal Russo, in collaborazione con Ada Prospero, alcune novelle di Andreev e di Kuprin che comparvero nelle sue riviste.

Nel marzo 1923 diede vita alla casa editrice «Piero Gobetti editore»; nel simbolo vi è una motto tratto da un’ opera di Alfieri «Che ho a che fare io con gli schiavi», scelto dopo il secondo arresto il 29 maggio 1923. Croce definì Piero Gobetti come un « grandissimo editore se ne avesse avuto il tempo», mentre Gobetti stesso della sua idea di editore scrisse in un appunto poi raccolto da Franco Antonicelli nel libro L’editore ideale «Penso a un editore come un creatore». Infatti la sua  casa editrice pubblicò la prima edizione di Ossi di seppia di Montale e altri autori tra i quali i suoi maestri Gaetano Salvemini e Luigi Einaudi, politici come Francesco Saverio Nitti, Amendola, Luigi Sturzo, Igino Giordani e intellettuali quali Augusto Monti e Ermanno Bartellini.

Contemporaneamente alla sua attività di giornalista e di editore svolse anche un’ intensa attività politica, ma mai di partito, nei primi anni aderì ai gruppi vicini a Salvemini della Lega democratica per rinnovamento nazionale e  costituì il gruppo torinese degli Amici dell’Unità  di cui divenne segretario e animatore. Dopo il delitto Matteotti fondò un’ organizzazione simile agli Amici dell’Unità, i Gruppi della  Rivoluzione Liberale e cercò di stimolare la loro diffusione non solo a Torino, ma in molte città italiane tra cui Roma.

I sette anni di attività pubblica di Gobetti, furono anche anni cruciali per la storia d’Italia, in cui vi furono numerosi cambiamenti, la nascita e il consolidamento del regime fascista su cui Gobetti, al contrario di altri liberali e suoi maestri, ebbe subito una posizione netta e critica. Il giovane editore torinese, infatti  solamente un mese dopo la marcia su Roma, in reazione al discorso del «bivacco» di Mussolini pronunciato alla Camera de deputati il 16 novembre 1922, pubblicò nel suo giornale il 23 novembre 1922 l’articolo Elogio alla ghigliottina in cui espresse in modo molto netto la sua idea:

Il fascismo in Italia è una catastrofe, è un’ indicazione di infanzia decisiva, perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’ottimismo, dell’entusiasmo. Si può ragionare del ministero Mussolini come di un fatto di ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più: è stato autobiografia della nazione. (P. Gobetti, Elogio alla ghigliottina, in «La Rivoluzione liberale», I, n.34 23 novembre 1922)

Piero Gobetti per queste posizioni verso il fascismo subì un lunga e dura persecuzione tra il 1923 e il 1925, infatti  venne arrestato due volte il 6 febbraio e il 29 maggio 1923.  In un telegramma del 31 maggio 1924 al prefetto di Torino, sequestrato dopo il delitto Matteotti, Mussolini chiedeva di « vigilare» sul direttore de «La rivoluzione liberale» definito nello stesso telegramma «insulso oppositore Governo e fascismo». Subì un’aggressione il 5 settembre1924. Successivamente il suo giornale venne sequestrato più volte, fino all’imposizione di cessare l’attività editoriale in quanto conduceva un’azione «nettamente antinazionale». Piero Gobetti morì a Parigi il 3 febbraio 1926 dove si era trasferito da pochi giorni per sottrarsi alla persecuzione fascista e poter continuare le sue attività di editore.

La figura di Gobetti nel corso degli anni ha subito anche numerosi pregiudizi e mistificazioni , il principale è quello di collocarlo culturalmente più a sinistra come padre della «via italiana al socialismo», rispetto alla sua formazione e al suo pensiero che sono in modo evidente liberali; su questo influì anche la discussione avuta tra il 1922 e il 1924 con alcuni intellettuali liberali tra cui Guido De Ruggero.

L’intellettuale torinese si definì un liberale e nei suoi scritti attribuì sempre ai termini liberale e liberalismo un valore positivo, inoltre nel suo pensiero si trovano i caratteri della dottrina liberale come era sostenuto in quegli anni dai suoi maestri Croce e ed Einaudi. Gobetti può essere considerato un liberale in economia, in quanto seguendo l’insegnamento di Einaudi, suo professore all’Università di Torino di scienze delle finanze, era ostile all’economie di piano e ad ogni forma di socializzazione.

Il suo pensiero filosofico e politico può essere considerato liberale; Gobetti come molti giovani di quel periodo può dirsi crociano, infatti  per il maestro dell’idealismo aveva un’ ammirazione sconfinata; egli  definì l’opera di Croce i quattro volumi della filosofia del diritto come «l’opera più italiana che noi abbiamo dato alla civiltà negli ultimi anni». L’insegnamento di Croce nell’editore torinese appare più di metodo che di sostanza. Gobetti si avvicinò a Croce ad esempio per il modo di intendere il rapporto tra Stato e Chiesa, anche se ebbe un dialogo con il fondatore del Partito Popolare Luigi Sturzo e un altro esponente come Igino Giordani, sia sul tema dei diritti e delle libertà quando condusse la lotta contro il fascismo.

Gobetti come liberale, emerge anche nel concetto fondamentale del suo pensiero, quello di Rivoluzione Liberale, anche se, come osservato dallo stesso Gobetti, inizialmente può sembrare un paradosso. La rivoluzione liberale per Gobetti si delinea come antitesi al fascismo, anche come una via diversa e non convergente al comunismo.

A questi elementi tipicamente della tradizione liberale, aggiunge, entrando  in relazione con il movimento operaio del suo tempo, alcuni elementi che caratterizzano il suo liberalismo come: il conflittualismo, l’autonomia e in parte l’antistatalismo. Il liberalismo dei suoi maestri esaltava lo Stato per il ruolo di sintesi delle diverse istanze che venivano dalla società, mente il liberalismo di Gobetti pone al centro gli individui, i gruppi e i movimenti.

Un ulteriore elemento che caratterizza il liberalismo di Gobetti è l’idea di conflitto, dove il giovane intellettuale piemontese propone un mediazione tra la nozione liberale, presente in alcuni liberali precedenti come Locke e John Stuart Mill che ritengono il conflitto positivo per il progresso e quella marxista. Gobetti da liberale del Novecento ritiene che il conflitto non si svolga più tra individui, ma tra le classi.

Il liberalismo dell’editore torinese quindi, si differenzia dall’insieme delle culture e dottrine liberali poiché non ancora totalmente definito, ma ben determinato nei suoi concetti pregiudiziali. Il liberalismo gobettiano è un metodo comprensivo della realtà cioè cerca di capire la realtà.

Il giovane editore e intellettuale torinese quindi, pur distaccandosi su questi punti dai suoi maestri liberali italiani ossia Croce, e in parte Einaudi, può essere collocato all’interno della cultura politica liberale; con la sua opera infatti cercò solamente di far emergere dei contenuti sociali del liberalismo. Questa mistificazione fu dovuta anche ad un rapporto conflittuale con alcuni intellettuali liberali a lui contemporanei che criticavano il ruolo importante che Gobetti attribuiva al movimento operaio.

Bibliografia:

N. Bobbio, Profilo ideologico del ‘900, Garzanti,Milano, 1990.

N. Bobbio, Italia Fedele. Il mondo di Piero Gobetti, Passigli, Firenze, 1986.

P. Bagnoli, Piero Gobetti. Cultura e politica in un liberale del Novecento, Prefazione di N. Bobbio, Passigli editori, Firenze, 1984.

R. De Felice, Intellettuali di fronte al fascismo. Saggi e note documentarie, Luni Editrice, Milano 2018.

U. Morra di Lavriano, Vita di Piero Gobetti, Utet, Torino, 1984.

P. Polito, L’eresia di Piero Gobetti, Vivaldelli Editore, Torino, 2018.

P. Polito, L’utopia della rivoluzione. La rivoluzione liberale di Piero Gobetti , Postfazione P. Di Paolo, , Aras Edizioni, Fano, 2019

A. Jannazzo, Il liberalismo italiano del Novecento. Da Giolitti a Malagodi, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003.

P. Gobetti, Opere complete di Piero Gobetti. Scritti politici, (a cura di)P. Spriano, Einaudi, Torino, 1997.

P. Gobetti, L’autobiografia della nazione, (a cura di) C. Panizza, Aras Edizioni, Fano, 2016.

G. Spadolini, Italia di minoranza. Lotta politica e cultura, Le Monnier, Firenze, 1988.