Piero Gobetti, Luigi Einaudi e il libro “Le lotte del lavoro”

Piero Gobetti, Luigi Einaudi e il libro “Le lotte del lavoro”

La collaborazione tra Einaudi e Gobetti è presente fin dalla prima rivista Energie nove con alcuni articoli e prosegue anche nella successiva rivista Rivoluzione liberale. Il nome di Gobetti è collegato a quello di Einaudi anche per la scelta di Gobetti di pubblicare presso la propria casa editrice il libro Le lotte del lavoro.

Nel 1923 fu il giovanissimo editore ad indurre il suo maestro Luigi Einaudi a scrivere un libro manifesto Le lotte del lavoro. Le idee di Gobetti sulla collaborazione di Einaudi con la casa editrice e la rivista erano più grandi. infatti voleva intitolare il libro Capitalismo e movimento operaio e lo concepiva come primo della serie delle «Opere di  Luigi Einaudi».

Le “lotte del lavoro”:

In questa raccolta di saggi  Einaudi esalta  la bellezza della lotta fra capitale e lavoro quando essa è libera senza limiti posti dalle istituzioni. Le sue riflessioni riguardano gli scioperi del Biellese del 1897,  quello del porto di Genova del 1900, le polemiche con il magistrato De Notaristefani e l’economista De Johaniss sul  «reato di crumiraggio», sull’economia russa  dopo la rivoluzione, sulla problematica del corporativismo e conclude le sue riflessioni  sul tema della gioia del lavoro.

Il primo capitolo affronta il tema della psicologia e delle forme della lotta operaia, il secondo l’utopia socialista, il terzo il governo sindacale e il quarto gli ideali del lavoro.  Nel saggio introduttivo, in cui viene accentuato il carattere di un manifesto,  La bellezza della lotta  emerge un tema su cui Einaudi ritornerà anche in saggi successivi, cioè un’interessante distinzione fra equilibrio economico a cui tendono le forze del lavoro e del capitale lasciate libere e l’equilibrio politico portato dall’intervento dello Stato.

Nell’equilibrio economico ognuno dei contendenti persegue la propria soddisfazione senza danneggiare l’altro,  mentre in quello politico viene sempre sacrificato qualcosa o qualcuno, secondo Einaudi la mediazione politica significa sempre cercare altrove le compensazioni  alle perdite economiche. Un esempio di questo  è che se i sindacati operai ottengono, per via politica il controllo della fabbriche, i capitalisti otterranno sempre per via politica la tariffa doganale come quella 1921.

In questa situazione c’è sempre qualcuno che paga in molti dei casi  è la collettività o possono essere entrambe le parti con la minore produttività del sistema. L’equilibrio economico tra capitale e lavoro è instabile per natura, ma  per renderlo duraturo bisogna, secondo Einaudi che le parti siano esercitate alla lotta.

Gli scioperi del Biellese e altri argomenti del libro:

Nella parte in cui racconta gli scioperi del Biellese e di quello del porto di Genova  descrive i cambiamenti in modo dettagliato ad esempio sugli scioperi del Biellese, Einaudi descrive come i tessitori vivono il passaggio su larga scala dal telaio manuale a quello meccanico, quanto guadagnano all’inizio di un preciso  rapporto capitalistico di produzione, il loro orario, la manodopera femminile, quella minorile e come le idee introdotte da alcuni intellettuali socialisti interagiscono con il moto spontaneo di organizzazione dei lavoratori. Questo tipo di descrizione viene portata anche per lo sciopero del porto di Genova.

Un aspetto da sottolineare oltre alla curiosità e alla capacità descrittiva di Einaudi è quello  del riferimento continuo di Einaudi all’Inghilterra condizionato dalle numerose letture di autori inglesi su questo tema che lo porta a menzionare nella parte sullo sciopero di Genova quello dei facchini di Londra del 1899.

Nelle parti successive del libro emerge l’Einaudi antimarxista quando tratta dell’utopia socialista, mentre nella parte finale dedicata a Gli ideali del lavoro l’idea di Einaudi è molto influenzata dalla letteratura anglosassone  sul tema dell’organizzazione del lavoro.

In questo libro emerge anche la critica al corporativismo fascista, che in parte inizia ad avvicinare Einaudi all’antifascismo,in quanto  fino a quel momento teneva una posizione simile sul fascismo a quella del Corriere della Sera di Luigi Albertini. Einaudi in questo libro sembra in parte molto più vicino alle posizioni di Gobetti, rispetto alle opere scientifiche come economista, anche se l’importanza  che dà Gobetti al movimento operaio nelle occupazioni è ben lontana dalle idee dell’economista piemontese.

Alcune osservazioni e critiche all’opera:

Il libro ricevette numerose critiche e osservazioni sia in Italia che all’estero, in particolare furono molto importanti quelle rivolte dal leader della CGL Rinaldo Rigola che criticava all’economista piemontese di mettere sullo stesso piano il monopolio di fatto dei rossi prima del 1922  e il monopolio dei neri dopo quella data. Importante fu anche la recensione di Carlo Rosselli sulla Critica sociale, mentre all’estero vennero fatte osservazioni sull’opera di Einaudi dallo scienziato delle finanze Hugh Dalton che definì l’opera dell’economista piemontese  «was no idustrial  pacifist».

Bibliografia:

R. Faucci, Einaudi, Utet, Torino, 1986.

L. Einaudi, Le lotte del lavoro, Introduzione di P. Spriano, Einaudi, Torino, 1972.

P. Bagnoli, Piero Gobetti. Cultura e politica in un liberale del Novecento, Passigli Editori, Firenze, 1984

U. Morra di Lavriano, Vita di Piero Gobetti, Utet, Torino, 1984