Piero Gobetti «costituente» (recensione)

Piero Gobetti «costituente» (recensione)

Francesco Pallante, Pietro Polito (a cura di), Antifascismo, resistenza, costituzione. Piero Gobetti “costituente”, Aras Edizioni, Fano, 2020, pp. 332

Il volume raccoglie gli interventi che si sono svolti all’interno del progetto del Centro studi Piero Gobetti «Piero Gobetti Costituente». Nel libro sono presenti tre prospettive differenti: quella degli storici, quella dei filosofi della politica e quella dei giuristi costituzionalisti.

Il concetto centrale – «Gobetti Costituente», presente anche nel titolo del testo- è stato coniato dal direttore del Centro studi Pietro Polito, ed è innovativo dal punto di vista storico e della filosofia politica, inoltre nel dibattito tra costituzionalisti negli ultimi anni è emerso anche il concetto di «costituenti ombra», cioè quei soggetti che ne hanno influenzato più o meno consapevolmente l’andamento dei lavori dell’Assemblea Costituente

Il nucleo fondante presente nel testo non rimanda ad un confronto tra le idee dei costituenti e un improbabile pensiero costituzionale di Piero Gobetti, quanto alla possibilità diretta o indiretta di Gobetti del cosiddetto «gobettismo» nel dibattito alla Costituente.

Gobetti, come fatto notare nel suo contributo Gobetti costituente ante litteram. Cenni di una visione europeista ed internazionale (pp. 99-117) dalla storica Francesca Somerzani, appartiene alla generazione di coloro che parteciparono ai lavori della Costituente e, come costoro, conobbe i caratteri del totalitarismo, fino a quando nel 1926 morì in seguito a disturbi aggravati dalle violenze fasciste.

Gobetti «costituente» dal punto di vista degli storici e dei filosofi politici

La parte storica si concentra sui rapporti che Gobetti ebbe con i tre costituenti: il cattolico Ignio Giordani (saggio di Gariglio); l’azionista Feruccio Parri (Saggio di Panizza); il comunista Palmiro Togliatti (saggio di Polito).

Nel saggio dello storico Bartolo Gariglio emerge come Giordani si avvicini a Gobetti attraverso Luigi Sturzo: il giovane editore torinese pubblica nel 1925 il libro Rivolta cattolica in cui viene espressa una forte condanna del militarismo, del fascismo e si arriva a proporre una personale lettura del Vangelo fino ad una proposta di ispirazione cristiana della non-violenza e ad una fraternità tra le classi sociali. Gobetti non condivide dell’opera né il pacifismo né l’ispirazione generale, ma coglie la novità di questo pensiero cattolico.

Successivamente il rapporto tra il giovane intellettuale torinese e Iginio Giordani, è più simbolico, se ne trova riscontro nel sostegno di Giordani con il gobettiano Umberto Calosso nel 1949 al primo progetto di legge per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, tuttavia non emerge nell’Assemblea Costituente in quando il politico della Democrazia cristiana in quella sede si occupa di temi più vicini alla sua cultura e formazione politica come la famiglia, la persona umana, la scuola e la chiesa.

Nel contributo su Parri scritto dallo storico Cesare Panizza si sottolinea come il politico azionista, più anziano di Gobetti, abbia avuto un rapporto intenso con il giovane editore torinese negli anni del primo dopoguerra all’interno del movimento di Salvemini e poi coinvolge Parri nell’organizzazione dei gruppi della Rivoluzione liberale. Parri nel suo pensiero mutua da Gobetti il giudizio sulla storia d’Italia e l’interpretazione del fascismo come autobiografia della nazione. Nonostante questo rapporto negli interventi di Parri all’Assemblea Costituente non emerge il legame tra i due: l’azionista affronta per lo più tematiche economiche. Con Gobetti condivide comunque una certa idea di liberalismo e una certa azione pedagogica sui giovani, aspetto sottolineato dall’autore.

Nel saggio dedicato al rapporto tra la figura e il pensiero di Gobetti e Togliatti, scritto dal direttore del Centro studi Piero Gobetti, Pietro Polito pone l’attenzione su come Togliatti, nel suo primo discorso importante all’ Assemblea Costituente del 24 luglio 1946, denunciò «il problema della ricostituzione di un movimento reazionario e fascista» menzionando il nome di Piero Gobetti. Dopo aver analizzato il ruolo di primo piano di Togliatti all’Assemblea Costituente, l’autore sostiene che il principio dell’unità ispirò Togliatti nella sua azione. Proprio questo elemento fa emergere le differenze tra Togliatti e Gobetti e quindi tra lo spirito del «togliattismo» e lo spirito del «gobettismo». Questi sono due atteggiamenti mentali, prima ancora che due ideologie: quello liberale gobbettiano e quello comunista togliattiano. La distanza tra i due non può essere colmata, questi sono due valori contrapposti: quello dell’unità e quello della lotta.

Togliatti all’Assemblea Costituente porta l’unità che è il fulcro di un partito di integrazione di massa come il Pci. All’opposto Gobetti, secondo l’autore, avrebbe portato alla Costituente in modo convinto le ragioni della lotta di alcuni intellettuali radicali che non avrebbero ad esempio mai accettato un «compromesso deteriore» come l’inserimento dell’articolo 7 nella Costituzione (p. 67). In questo contributo l’autore, nell’ultima parte, pone l’attenzione su quali elementi possano avere in comune e su quali possano dialogare il liberale rivoluzionario e il comunista. Questi elementi vengono individuati da Pietro Polito nelle regole del gioco che consentono la risoluzione pacifica dei conflitti sociali e politici; i protagonisti di questi conflitti inoltre non sono nemici, ma avversari. Questi valori presenti in Gobetti, come viene fatto notare nel testo vengono fatti propri dai comunisti italiani- in particolare, l’autore del saggio cita un discorso di Togliatti del 4 Novembre 1947 (p. 69).

Tra le idee e i problemi discussi da Gobetti e presenti nel dibattito alla Costituente vi sono il valore della pace e il rapporti tra Stato e Chiesa. Questi due argomenti sono trattati nei saggi di Francesca Somerzani e Francesco Campobello.

Nel saggio in cui viene trattato il valore della Pace, l’autrice prima di arrivare al fulcro del tema fa emergere come Gobetti sia un costituente ante litteram, sottolineando come alcuni termini quali diritto costituzionale, Statuto siano presenti nei titoli degli articoli di Gobetti sia in Energie Nove e anche in Rivoluzione liberale In questi articoli l’intellettuale torinese critica lo Statuto in quanto non rappresenta un argine all’avanzata del fascismo.

Quando tratta il tema della pace, l’autrice Francesca Somerzani premette che non si può annettere Gobetti al pacifismo, in quanto su questo tema la visione di Gobetti non è lineare. Infatti come molti intellettuali -quali Gramsci, Lussu e Ungaretti- è favorevole al conflitto, tranne poi alla fine della Prima guerra mondiale abbracciare posizioni antibelliciste.  Il giovane intellettuale torinese quindi compie un percorso che lo porta dall’interventismo alla riflessione circa la pace come il problema dei problemi in Europa. L’ autrice fa notare come in Rivoluzione Liberale siano presenti articoli del suo mutato atteggiamento su questo tema come l’articolo di Andrè Suarès L’educazione alla pace e l’articolo di Giannotto Perelli La guerra e le democrazie. (p.109). Questa consapevolezza dell’editore torinese su tale argomento è confermata dalla pubblicazione presso la sua casa editrice del libro di Nitti La pace e il progetto di fondare in esilio a Parigi una rivista intitolata La Paix.

Nel saggio sui rapporti tra Stato e Chiesa, l’autore di questo contributo mostra come Gobetti rappresenti una delle più importanti voci del pensiero laico in Italia. Lo storico del diritto Francesco Campobello mette in luce come potrebbero essere approfonditi due temi: l’idea di Gobetti, dei rapporti etici e politici tra Stato e Chiesa e il suo rapporto con la religione. L’autore analizza le diverse opere di Gobetti per poi trattare i differenti scritti sull’etica e la politica tra Stato e Chiesa a decorrere dalla storia del Piemonte, prima dell’Unità di Italia analizzando poi questi rapporti nei diversi periodi storici. Nella parte conclusiva l’autore si pone la domanda se l’idea di taluni concetti siano ancora attuali in Italia: la risposta dello storico Campobello è affermativa in quanto la posizione laica di Gobetti, complici le nuove migrazioni e le aperture ecumeniche, è spesso riportata inconsapevolmente al centro del dibattito.

Piero Gobetti « costituente» dal punto di vista dei costituzionalisti

La parte del libro che tratta l’argomento dal punto di vista del diritto costituzionale, prende le mosse dall’idea che l’espressione «Gobetti costituente» debba essere posta in modo interrogativo sia dal punto di vista concettuale, sia dal punto di vista dell’esperienza storica. Infatti Gobetti,all’Ateneo torinese, pur avendo una formazione giuridica, affronta i temi come il Risorgimento e il Fascismo, raramente con approccio di tipo costituzionalistico, anche se bisogna distinguere tra pubblicazioni accademiche e militanti. Nel suo approccio come sostiene Gianluca Bascherini nel suo contributo, l’analisi dello Statuto è condotta da un punto di vista che si potrebbe definire più politologico che giuridico.

Nel suo approccio emerge come Gobetti si limiti a criticare lo Statuto Albertino, anche se manca una proposta alternativa al medesimo. Secondo l’intellettuale torinese questi limiti erano frutto del contesto storico risorgimentale in cui era stato redatto, che si era rivelato incapace di garantire l’ordinamento liberale dinanzi all’emergere e alla conquista del potere da parte del fascismo. Le prime critiche allo Statuto sono presenti in un articolo del luglio del 1922 in cui Gobetti lo definisce «lo Statuto […] un frettoloso espediente nel ‘48» che successivamente era diventato « nel ‘61 un’aberrazione nazionale» (p.151). Un’altra sezione di questo contributo è dedicata al confronto che Gobetti fa tra la situazione italiana con la Francia della III Repubblica, che gli appare come la più comparabile per la centralità del Parlamento e il sistema elettorale proporzionale e ne apprezza anche i tratti borghesi.

Il tema centrale del saggio di Francesco Pallante approfondisce il conflitto inteso nel valore politico, economico e culturale in antitesi al paternalismo fascista. Le idee di Gobetti, come emerge in questo testo,sono in netta antitesi con quelle del fascismo: da un lato vi sono autoritarismo, assistenzialismo e lo Stato etico, dal lato opposto a quello liberale, la prosperità e la selezione dei valori rispondenti alla esigenze sociali. Su questo tema l’autore fa emergere come il pregio di Gobetti sia quello di mettere la classe operaia in relazione conflittuale con la «parte imprenditoriale della società», mettendola al centro come protagonista delle vicende economiche (p. 243).

L’autore oltre al conflitto in ambito economico analizza il significato che questo termine ha per Gobetti anche in ambito politico e culturale. Nel primo campo il conflitto si basa sull’autonomia politica che si sviluppa attraverso la lotta; nel secondo il conflitto si basa sulla libertà di coscienza e sviluppa attraverso la libera battaglia delle idee.

Nell’ultima parte del suo contributo intitolata Gobetti “costituente?” Francesco Pallante si pone la domanda circa il pensiero e le idee di Gobetti se questi fossero presenti all’Assemblea Costituente; su questo l’autore sostiene «Forse, la vicenda che si avvicina di più al lascito intellettuale di Piero Gobetti è proprio quella costituente, considerata non per il risultato prodotto, ma per il metodo di lavoro seguito.» (p.260).

Al centro dello studio di Chiara Tripodina vi è l’ambito politico di Gobetti e, in particolare, l’autrice si sofferma su un tema che attraversa tutti gli scritti politici di Piero Gobetti cioè quello del rinnovamento e selezione della classe dirigente. Questo tema per Gobetti è quasi una «missione» e cerca di fornire uno stimolo e un contributo al rinnovamento della cultura di quelli che ambiscono a guidare la società italiana. Gobetti esprime questa idea fin dal primo numero di Energie Nove con un editoriale intitolato Rinnovamento.

Gobetti

L’autrice mette in relazione il problema della selezione della classe dirigente con alcuni concetti chiave dell’opera di Gobetti quale, per il fascismo come autobiografia della nazione. Chiara Tribodina, inoltre evita un possibile fraintendimento, spiega come il concetto di selezione della classe dirigente non sia da intendersi per Gobetti in senso elitario, ma in senso democratico cioè ogni classe sociale ha il dovere di selezionare una classe dirigente all’altezza delle proprie esigenze.

Un altro tema centrale nella riflessioni di Gobetti presente nel libro riguarda la formazione della cittadinanza e del ruolo che può essere esercitato dalla scuola. L’autore di questo contributo Antonio Mastropaolo, in modo più netto rispetto agli altri costituzionalisti, chiarisce fin dall’inizio, come l’espressione «Gobetti costituente» ponga alcuni limiti in quanto è difficile determinare l’influenza diretta di Gobetti sulla stesura della nostra Costituzione: questo può essere dovuto, secondo l’autore, alla scarsa circolazione dei suoi testi e al fatto che tra le culture politiche presenti alla costituente le sue idee non circolassero. Antonio Mastropaolo mette in evidenza alcune differenze tra la posizione del giovane intellettuale torinese e quella maggiormente diffusa nell’Assemblea Costituente, difatti Gobetti guarda con diffidenza l’ipotesi di una istruzione pubblica, affidata al controllo di uno Stato che l’intellettuale torinese definisce «burocratico e accentratore» e non in grado recepire nella sua struttura il pluralismo democratico (p. 318).

Un altro tema centrale nella riflessioni di Gobetti presente nel libro riguarda la formazione della cittadinanza e del ruolo che può essere esercitato dalla scuola. L’autore di questo contributo Antonio Mastropaolo, in modo più netto rispetto agli altri costituzionalisti, chiarisce fin dall’inizio, come l’espressione «Gobetti costituente» ponga alcuni limiti in quanto è difficile determinare l’influenza diretta di Gobetti sulla stesura della nostra Costituzione: questo può essere dovuto, secondo l’autore, alla scarsa circolazione dei suoi testi e al fatto che tra le culture politiche presenti alla costituente le sue idee non circolassero. Antonio Mastropaolo mette in evidenza alcune differenze tra la posizione del giovane intellettuale torinese e quella maggiormente diffusa nell’Assemblea Costituente, difatti Gobetti guarda con diffidenza l’ipotesi di una istruzione pubblica, affidata al controllo di uno Stato che l’intellettuale torinese definisce «burocratico e accentratore» e non in grado recepire nella sua struttura il pluralismo democratico (p. 318).

Alcune considerazioni sul Libro:

Il libro, seguendo le tre prospettive, sviluppa il concetto innovativo di «Gobetti Costituente» cercando di cogliere l’influenza del pensiero di Gobetti negli anni della Costituente, importante potrebbe essere quello di capire l’influenza di Gobetti sui costituenti liberali, in particolare i suoi due maestri Croce e Einaudi presenti all’Assemblea Costituente.

In questo volume vi sono numerose riflessioni che rendono il tema del libro attuale: ad esempio nel contributo di Pietro Polito che, citando Norberto Bobbio, sostiene che prima di modificare la Costituzione frutto dell’unico compromesso storico della democrazia italiana, bisogna essere sicuri di dar vita ad un altro compromesso storico altrettanto positivo e duraturo (p. 70). Un’altra riflessione che rende il tema del libro attuale è quelle presente nel contributo di Francesco Campobello che tratta il tema dei rapporti tra Stato e Chiesa. (p. 143.)

Inoltre in questo libro emerge come la lontananza dell’editore e intellettuale torinese dagli anni della Costituente, la contraddittorietà e l’occasionalità di alcuni suoi scritti lo portarono a non avere una compiuta proposta politica, giustificata dalla giovane età, elementi questi che non possono comunque negare che le tematiche presenti nel dibattito all’Assemblea Costituente siano state trattate e fossero vicine al pensiero di Piero Gobetti.

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