Partigiane Liberali di R. Pace (Recensione)

Partigiane Liberali di R. Pace (Recensione)

R. Pace, Partigiane liberali. Organizzazione, cultura, guerra e azione civile, Rubbettino, 2020

Libro partigiane liberali

Sebbene il Partito Liberale Italiano abbia avuto un ruolo attivo nella lotta di liberazione, ancora oggi risulta difficile ricostruirne con precisione la trama.

Da questo punto di vista la storiografia sulla Resistenza, nei primi decenni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, si dimostrò molto lacunosa, procedendo lentamente verso una problematizzazione storica vera e propria a causa di vari fattori politici e culturali.

Nel suo libro Rossella Pace cerca di individuare tali ostacoli, ponendo in rilievo un aspetto ancora poco noto della Resistenza, ovvero la partecipazione delle donne liberali alla guerra di liberazione nazionale. Ciò avviene da parte dell’autrice approfondendo il modo in cui segmenti significativi dell’alta borghesia settentrionale affrontarono la caduta del fascismo, la “morte della Patria” rappresentata dall’armistizio e il conseguente avvio della guerra civile e della lotta armata.

Attraverso una ricostruzione della rinascita e della riorganizzazione del Partito liberale nel periodo 1940-1945 la narrazione procede secondo due binari paralleli: da un lato si cerca di evidenziare la storia dell’evoluzione del partito nel periodo considerato, dall’altra si cerca di dare risalto al ruolo delle donne appartenenti allo stesso partito durante la guerra civile.

Fonte privilegiata è il diario della torinese Virginia Minoletti Quarello, assiduamente coinvolta nelle attività del Comitato di Liberazione Nazionale ligure e fondatrice del Comitato di Coordinamento Femminile Antifascista di Genova. Nel novembre del 1944 dovette insieme al marito, Bruno Minoletti, trasferirsi a Milano, dove riprese immediatamente la sua attività, fino all’organizzazione del Congresso liberale clandestino dell’Alta Italia, insieme a Elda Pandini.

Fu inoltre l’unica donna del Partito liberale ad essere nominata Consultrice nazionale. Dalle sue testimonianze e dalle testimonianze di altre protagoniste emergono diverse dinamiche che possono spiegare le motivazioni del silenzio storiografico accennato precedentemente. Dal testo emerge come, in maniera paradossale, proprio le stesse donne liberali che avevano dato alla lotta partigiana uno tra i contributi più rilevanti tra le varie correnti politiche italiane, finirono con l’alimentare con il loro silenzio una narrazione ostile da parte delle altre compagini, che additavano non solo i liberali nel complesso come marginali o assenti nel periodo resistenziale, ma le loro donne come borghesi, lontane e indifferenti rispetto all’impegno nell’affermazione della democrazia. Tale fenomeno è stato senza dubbio acuito dallo stesso Partito liberale, il quale non ha mai riconosciuto appieno l’importantissimo contributo di molte figure femminili al suo interno.

L’autoesclusione dalla lotta partigiana, determinata dal pudore nel non parlare di quegli avvenimenti – che si consolidò, all’indomani del 25 aprile, tra le principali protagoniste riportate dalla Pace – è stata inoltre spesso accompagnata dall’idea preconcetta dell’incompatibilità delle donne liberali con la causa comune delle donne resistenti, che le ha spesso relegate in un ruolo solo apparentemente subalterno.

L’ambizione di scrivere una storia del fenomeno resistenziale da parte dell’area politico-culturale della sinistra – egemonizzata dal Partito comunista Italiano –  rivendicando per le brigate comuniste e socialiste un ruolo assolutamente protagonistico, avevo lo scopo da un lato di legittimare i partiti che a quelle formazioni nel dopoguerra si rifacevano, e dall’altro di suggerire che la maggioranza centrista non soltanto non poteva rivendicare l’esclusività della difesa della democrazia, ma anzi era da questo punto di vista in difetto, avendo i partiti che la componevano, a suo tempo, infranto l’unità nazionale delle forze antifasciste, escludendo successivamente la stessa compagine comunista e socialista dal governo.

Analizzando con estrema perizia le fonti a sua disposizione, Rossella Pace riesce a dimostrare come molte partigiane liberali agissero non solo in funzione di supporto alla componente maschile del partito, ma ebbero un ruolo fondamentale nell’organizzazione e nel coordinamento del movimento resistenziale.

Jacopo Bernardini