Paolo VI e il sequestro di Aldo Moro

Paolo VI e il sequestro di Aldo Moro

Il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro avvenne negli ultimi mesi del pontificato di Paolo VI, che morirà qualche mese dopo.  Tra queste due importanti figure italiane del Novecento vi era un forte legame spirituale, intellettuale ed umano che si era sviluppato fin dagli anni della formazione all’interno della FUCI del politico pugliese.

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Paolo VI e gli ultimi anni del pontificato

Negli ultimi anni di pontificato di Paolo VI, si stava aggravando il fenomeno del terrorismo politico in Europa e soprattutto in Italia. Questo contesto motivo e giustifico il disegno politico di Moro  che tra  il 1977 e il 1978 cercò di far entrare gradualmente il Pci nell’area di  governo.

Paolo VI capiva le insidie e i rischi per l’ordine democratico che venivano dalle organizzazioni terroristiche, tanto che il 17 ottobre, quando in seguito a dirottamento di un aereo della Lufhansa ad opera dei terroristi della RAF, il pontefice aveva scritto al Card. Hoffner presidente della Conferenza episcopale tedesca, offrendosi in cambio della liberazione degli ostaggi.

Moro, Paolo VI e la solidarietà nazionale

In Italia, mentre si concretizzava lo sforzo di Moro con il governo di solidarietà nazionale presieduto da Andreotti il 16 marzo 1978, stava per presentarsi in Parlamento, ma Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse in un tagico attentato, poi tenuto in ostaggio per 55 giorni e infine trucidato. Questo tragico evento portò di fatto alla fine dell’operazione politica voluta da Moro, ma fortemente contrastata all’estero perché si muoveva fuori dagli schemi degli accordi di Yalta.

La salute di Paolo VI

Nei giorni che precedettero il rapimento, durante gli esercizi spirituali in Vaticano tenuti quell’anno dal rettore dell’Istituto Biblico, padre (futuro cardinale) Carlo Maria Martini, il Papa, quasi ottantenne, ebbe le prime avvisaglie del peggioramento del suo stato di salute. Domenica 12 marzo, dopo il discorso per la commemorazione del centenario della morte di Pio IX, ebbe un mancamento.

Paolo VI e il rapimento

Paolo VI venne informato del sanguinoso rapimento dal suo segretario particolare Don Pasquale Macchi, mentre si trovava da qualche giorno nel suo appartamento apostolico a causa del malore dei giorni precedenti. Il Papa, da esperto diplomatico che aveva vissuto gli anni del fascismo e dell’occupazione nazista, sviluppò diversi piani, non tutti chiarificati, per favorire la liberazione del polito democristiano.

Il giorno del rapimento di Aldo Moro, il Papa mandò messaggi per posta alla moglie e al cardinale Poletti, vicario di Roma, con l’indicazione di stare vicino alla famiglia di Moro.

Il giorno successivo, affidò al Segretario di Stato un messaggio al Governo di partecipazione alla sofferenza del Paese, ma anche il sostegno che il popolo italiano avrebbe superato le difficoltà di quel momento.

Il 19 marzo in occasione della domenica delle palme, il Papa fece una preghiera e un appello rivolto ai rapinatori perché Moro venga restituito ai suoi cari. Il Papa costituiva poi un gruppo di lavoro informale composto dal Segretario di Stato, il card. Villot, il sostituto alla Segreteria di Stato mons. Caprio, dal mons. Casaroli Segretario del Consiglio per gli Affari pubblici della Chiesa, dal card Poletti a cui chiedeva di tenere i rapporti con la famiglia e dal suo segretario personale Macchi, a cui affidava il compito di tenere i rapporti con Giulio Andreotti per fare pressione sul governo a suo nome.

I tentativi di Paolo VI

Il pontefice si mosse in due modi: da una parte cercò di avviare una trattativa condotta direttamente dalla Santa Sede; dall’altra si tenne pronto a sostenere le azioni e le trattative condotte dalla famiglia e dal governo come era avvenuto anche per il caso Sossi.

L’iniziativa di Paolo VI e della Santa Sede si indirizzò innanzi tutto verso i cappellani delle carceri che potevano avere rapporti con i brigatisti, in modo particolare il pontefice si rivolse a mons. Cesare Curioni che dal 1947 era cappellano del carcere di S. Vittore a Milano e dal 1976 ispettore generale dei cappellani delle carceri in Italia. Curioni doveva cercare di avviare dei contatti e proporre una trattativa sulla base del pagamento di un riscatto, cercò un canale rivolgendosi avv. De Giovanni che difendeva alcuni brigatisti.

L’ordinario militare mons. Schierano portò al generale Ferrara, vicecomandante dei Carabinieri la disponibilità di collaborare di Paolo VI, ma ricevette risposte negative e imbarazzate.  Un ruolo nel tentativo della Santa Sede.

Paolo VI e l’appello del 2 aprile

Il Papa, domenica 2 aprile del medesimo anno, rivolse un ulteriore appello direttamente ai rapitori con queste parole:

«noi rivolgiamo tuttavia agli ignoti autori del terrificante disegno un appello vivo e pressante per scongiurarli di dare libertà al prigioniero.»

La Santa Sede continuò a lavorare in silenzio, mentre nella lettera di Moro a Zaccagnini si faceva nuovamente rifermento alla possibilità di uno scambio di prigionieri di ambo le parti. Gran parte della dirigenza democristiana, tra cui il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, sosteneva l’idea che le lettere non sono moralmente ascrivibili a Moro.

Le informazioni che arrivarono ad Aldo Moro dei tentativi fatti dal pontefice furono limitate e filtrate dai suoi rapitori, questo porto Aldo Moro ad esprimere il giudizio nell’ultima lettera recapitata alla moglie Eleonora in cui è scritto:

«il papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo».

Aldo Moro, Lettere dalla Prigionia, Einaudi,2018

Quindi in questo momento difficile per la società italiana un importante sostegno provenne direttamente dalla a Chiesa, dalla persona di Paolo VI, anche se già in condizioni di salute precarie, che reagì immediatamente cercando di percorrere ogni possibilità per arrivare alla liberazione di Aldo Moro.

Bibliografia:

P. Chenaux, Paolo VI. Una Biografia politica, Carocci, Roma, 2016

F. De Giorgi, Paolo VI. Il papa del moderno, Morcelliana, Brescia,2015

AA. VV., Aldo Moro nell’Italia contemporanea, Lettere, 2011

A. Moro, Lettere dalla prigionia, Einaudi, Torino, 2018

G. Formigoni, Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma, Il Mulino, Bologna, 2016