Nenni e il percorso per l’ unificazione socialista

Nenni e il percorso per l’ unificazione socialista

Pietro Nenni ebbe un ruolo determinate nel lungo percorso che portò all’unificazione del Psi e Psdi nel 1966, che pose fine per un breve periodo a quella frattura che avvenne nel socialismo italiano con la scissione di Palazzo Barberini.

Dalla scissione di Palazzo Barberini all’incontro di Pralognan

La scissione di Palazzo Barberini del 1947, fu un evento che caratterizzò per lungo tempo il socialismo italiano. Dopo questo evento passarono circa dieci anni prima che riprendessero i contatti tra il Psi e il Psli. Il dialogo non venne ripreso solamente per i noti fatti del XX congresso del Pcus a cui il Psi reagì in modo distaccato con cautela, ma dopo la repressione sovietica in Ungheria. Dopo tale evento infatti, vi fu la rottura del patto di unità d’azione che legava ancora il Psi al Pci.

Incontro di Pralognan
Incontro di Pralognan

Nenni e Saragat si incontrarono a Pralognan il 5 agosto 1956, questo incontro avveniva dopo anni di contrapposizioni, offese e la campagna propagandistica denigratoria da parte del Psi  che seguiva la stessa linea di quella del Pci, verso Saragat e il Psli.

Il dialogo tra i due partiti non era facile e il fatto solo che avvenisse assunse una valenza straordinaria. L’incontro tra i due maggiori esponenti gettò le basi per un lungo percorso di avvicinamento fra i due partiti anche a livello governativo.

Questo episodio provocò alcune reazioni all’interno del Psi, i socialisti vicino a Nenni  spinti dalla sinistra del partito molto forte sottoscrissero un nuovo patto di consultazioni. Per i socialdemocratici invece questo patto apparve inconcepibile.

Una lunga discussione

Il clima di tensione tra i due partiti tornò ad emergere dopo i rispettivi congressi, infatti nel Psdi venne approvata una linea ambigua definita di “alternativa democratica” che proponeva un riavvicinamento tra i due partiti, ma non l’unificazione, mente nel Psi vi erano ancora molte resistenze all’unificazione da parte delle correnti di sinistra .

Questa situazione portò Saragat a dichiarare in un’intervista  che Nenni non aveva riconosciuto i propri errori e ed era stato il responsabile della scissione di Palazzo Barberini. Queste affermazioni di Saragat erano dovute al tatticismo in questa fase di Nenni. Infatti dopo questo si dovettero aspettare altri dieci anni per la riunificazione socialista con piccoli passi di avvicinamento tra i due partiti.

Il congresso di Venezia

Un piccolo passo verso l’unificazione venne compiuto da Nenni al congresso di Venezia del 1957, in cui egli tenne un coraggioso discorso in cui veniva criticata l’Unione Sovietica, ma contemporaneamente si poneva come alternativa democratica al centrismo. Il congresso si poneva ancora con molta cautela e non con termini unitari con i socialdemocratici.

Nel congresso che si tenne meno di due anni dopo a Napoli, Nenni pose con fermezza i temi dell’autonomia del partito, criticò il  centralismo democratico  e propose una linea di rinnovamento del Psi e pose come obbiettivi il dialogo con i cattolici e la possibile collaborazione con la Dc. La discussione che seguì alla proposta di Nenni fu molto aspra e la sinistra del partito accusò Nenni di voler abbandonare la prospettiva della lotta di classe. Nenni chiese un voto sulle due idee contrapposte e la corrente autonomista di Nenni ottenne il 58 % dei voti.

Dopo il governo Tambroni

La formazione che si delineò l’anno successivo del governo Tambroni sostenuto in parlamento dal Msi, sembrò inizialmente rallentare  il percorso di avvicinamento all’area di governo del Psi, ma la mobilitazione antifascista contro il governo Tambroni e il congresso del Msi a Genova, portò alla crisi di governo e alla fine di ogni ipotesi per la Dc di apertura a destra. Questi fatti portarono ad un’ accelerazione di percorso che portò prima all’appoggio esterno del Psi,  al governo delle convergenze democratiche e successivamente al centro-sinistra organico.

Con l’ingresso al governo del Psi, Nenni assunse il ruolo di Vicepresidente del Consiglio dei ministri dei governi centro-sinistra, alla segreteria del partito venne eletto Francesco De Martino. Dopo la crisi dell’estate 1964, con la formazione del III governo Moro, venne meno la spinta riformista del centro-sinistra. In questa occasione Nenni e il Psi rinunciarono alle riforme, per garantire la  difesa del quadro democratico.

Le difficoltà del centro-sinistra

Questa mancanza di riforme nei governi di centro sinistra, dopo l’estate del 1964, portò il partito che era già di medie dimensioni a subire un ulteriore ridimensionamento dovuto anche alla scissione Psiup, dimostrandosi sempre più debole nei confronti della Dc. La diagnosi di Nenni in questa situazione fu che la debolezza del Psi era dovuta all’anomalia italiana della presenza di due partiti socialisti.

Il processo di unificazione venne accelerato dal ruolo svolto da Saragat, che nel 1964 era stato eletto Presidente della Repubblica.

Nenni e Moro
Nenni e Moro

L’unificazione tra i due il Psi e il Psdi

Nel novembre 1965 si svolse a Roma il XXXVI congresso del Psi e venne approvata una mozione che sosteneva l’unità di tutte le forze socialiste. In realtà, non c’era una linea politica per la fase successiva l’unificazione come se rimanere al governo o  sostenere una linea comune di opposizione alla Dc. Questa unificazione fu voluta fortemente all’interno del Psi da Nenni per sanare la ferita aperta nel 1947.

All’unificazione il Psdi dava più una connotazione ideologica e culturale, cioè l’accettazione da parte del socialismo italiano del modello capitalistico occidentale e il congresso per l’unificazione si svolse nel gennaio 1966 a Napoli.

Alla fine del luglio 1966 il comitato paritetico presieduto da Nenni, approvò i documenti dell’unificazione. I punti principali di questo documento sono tre: netta differenzazione dall’ideologia e dalla politica comunista escludendo ogni collaborazione con i comunisti, accettazione dei metodi del socialismo democratico e rispetto delle alleanze e degli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia. Questi punti cercavano di non deludere le basi di entrambi i partiti.

Su questi punti il 30 ottobre 1966 a Roma nacque il Partito socialista unitario. Questa unità socialista fu più formale che sostanziale, infatti gli apparati dirigenti anche a livello periferico che si andavano a sommare a quelli dei due partiti socialisti, con due segretari De Martino (Psi) e Tanassi (Psdi) e due vicesegretari Brodolini e Cariglia.

Le difficoltà organizzative e politiche

La presenza di due segretari e due vicesegretari faceva emerge le difficoltà dal punto di vista organizzativo , difficoltà dovute ad esperienze storiche e di forma partito differenti. Il Psi era stato per molti anni all’opposizione e alleato con il Pci nel patto di unità d’azione e per questo aveva mantenuto la struttura di un partito di integrazione di massa. Il Psdi era divenuto nel corso degli anni un piccolo partito di governo che cercava di aggregare il consenso dei ceti medi.

Questa unificazione formale, non portò a molti risultati, infatti le due anime storiche del socialismo italiano sembrarono fin dall’inizio sofferenti a questa coabitazione, che alla base di entrambi i partiti parve fin dall’inizio forzata.

Tale aspetto venne reso evidente dopo le elezioni del 1968, in cui il partito ebbe risultati negativi riemersero con maggiore forza tutte le contraddizioni e in breve tempo venne meno il tentativo fatto con l’unificazione dei due partiti.

Bibliografia:

P. Mattera, Storia del Psi (1892-1994), Carocci, Roma, 2010.

A. Alosco, Pietro Nenni. Un protagonista fuori dal mito, Luni editrice, Milano, 2019.

M. Donno, Socialisti democratici. Giuseppe Saragat e il Psli (1945-1952),Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009.

M. Donno, I socialisti democratici italiani e il centro-sinistra. Dall’incontro di Pralognan alla riunificazione con il Psi , Rubbettino, Soveria Mannelli, 2014.

G. Scroccu, Il partito al bivio. Il Psi dall’opposizione al governo (1953-1963), Carocci, Roma, 2011.