Moro: giovane professore di filosofia del diritto.

Moro: giovane professore di filosofia del diritto.

L’articolo è stato pubblicato sul mensile “Il Laboratorio” e affronta brevemente il periodo in cui il giovane Moro è stato professore di Filosofia di diritto presso l’Univerisità di Bari dove rende disponibili per gli studenti delle dispense in cui emergono concetti espressi poi da Aldo Moro anche nell’Assemblea Costituente.

Moro professore all’Università di Bari

In questo periodo, come ogni anno, si parla spesso di Aldo Moro concentrandosi sui 55 giorni del sequestro e sul ritrovamento del corpo in via Fani il 9 maggio 1978. Questo, in qualche modo, fa passare in secondo piano il suo lungo percorso politico all’interno della Democrazia Cristiana.

Molto meno conosciuto è il suo ruolo come professore di filosofia del diritto e intellettuale; egli ottenne la cattedra nel 1940 a soli 24 anni, succedendo a Guido Gonella sulla cattedra che dalla fondazione dell’Università di Bari fino al 1938 era stata di Michele Barilla.

Le dispense intitolate “Lo Stato”

Alla fine del terzo anno d’insegnamento aveva già reso disponibili delle dispense intitolate Lo Stato; sotto il titolo appare la frase “raccolta a cura e per uso degli studenti”,  che risulta essere molto accurata e di  un contenuto preciso.

Il testo rimase quasi sostanzialmente immutato fino al 1946-1947 tranne l’introduzione, un capitolo dal titolo Oggetto e metodo della filosofia del diritto e due capitoli aggiunti alla fine sulla guerra e su Stato e chiesa. Gran parte di queste riflessioni sono collocabili prima ancora della fine della guerra, ma mostrano già come il pensiero di Moro, fosse  molto vicino ai temi che furono successivamente discussi dallo stesso Moro nell’Assemblea costituente.

Su questo bisogna tener presente che gli anni, immediatamente precedenti alla fine della guerra furono decisivi per la formazione della generazione di Moro, in cui molti presero coscienza degli orrori del fascismo e della guerra d’aggressione fatta dall’Italia affianco della Germania.

Il metodo e la centralità della persona umana

A livello metodologico, va fatto emergere e sottolineato il rilievo che Moro riservava alla persona umana, considerata come fonte e misura di tutti i diritti. L’approccio di Moro partiva da una organica impalcatura concettuale, come le più diffuse idee filosofiche del periodo, ma partiva da una visione induttiva, cioè dalla vita reale. Quest’idea e questo approccio erano presenti fin dall’inizio nell’elaborazione teorica del giovane filosofo del diritto.

In queste prime dispense vi erano riflessioni sul tema della persona umana, ben lontane dalla cultura politica del fascismo. Le fonti del pensiero del giovane professore erano probabilmente: Maritain il cui saggio Humanisme integral era stato pubblicato nel 1936, Mounier che era conosciuto negli ambienti antifascisti cattolici; inoltre in quel periodo tra i filosofi e giuristi iniziava ad essere letto anche Giuseppe Capograssi che nel 1942 aveva pubblicato uno dei saggi più profetici il significato dello stato contemporaneo.

Lo stato e la società in Aldo Moro

In queste dispense sono già presenti la concezione dello Stato e della società di Moro. Lo Stato è la «compiuta realizzazione dei fini dell’uomo» quindi se lo Stato deve essere funzione della persona umana, il tema centrale diventa quello del collegamento concreto tra la persona e lo Stato che le è funzionale.

La Società nell’elaborazione di Moro viene descritta come una moltitudine, che si trasforma per via della necessità della relazione tra le persone, attraverso cui, la società raggiunge l’universalità. Tra persona e società, quindi c’è una relazione materiale e ideale che portano a costruirsi reciprocamente nella realizzazione.

Questa unità, secondo Moro non è una somma di singoli, né assorbimento in organismi che annullano l’individuo. Quest’ ottica culturale e scientifica è tentativo, da parte di Moro di svuotare dall’interno