L’Insediamento del presidente degli Stati Uniti d’America

L’Insediamento del presidente degli Stati Uniti d’America

Al giorno d’oggi l’Inauguration Day negli Stati Uniti si svolge il 20 gennaio – come abbiamo avuto modo di notare con il recente insediamento alla Casa Bianca di Joe Biden – mentre precedentemente si teneva a marzo, ben quattro mesi dopo le elezioni.

Il cambio del giorno

Uno degli effetti negativi di un così lungo lasso di tempo tra l’elezione e l’insediamento consisteva nel fatto di trovarsi un presidente uscente “lame duck”, ovvero dotato di uno scarso margine di manovra. Nel novembre del 1932 fu eletto Franklin Delano Roosevelt, che sconfisse il presidente uscente Herbert Hoover in un momento particolarmente delicato per il Paese: alle prese con la Grande Depressione – il lungo strascico della crisi del ’29 – il nuovo presidente eletto Roosevelt avrebbe dovuto insediarsi, come di consueto, quattro mesi dopo, ma la situazione era grave a tal punto da spingere il Congresso a votare un emendamento alla Costituzione (il ventesimo, detto anche il “Lame Duck Amendment”), il quale anticipò la data dell’insediamento al 20 gennaio.

Roosevelt
Franklin Delano Roosevelt

XX EMENDAMENTO Sezione I

II mandato del Presidente e il mandato del Vicepresidente avranno termine a mezzogiorno del 20 gennaio, mentre quelli dei senatori e dei rappresentanti cesseranno alle dodici del 3 gennaio degli anni in cui scadrebbero i rispettivi mandati se il presente Articolo non venisse ratificato; nello stesso momento avrà inizio il mandato dei rispettivi successori.

La storia del giorno dell’Insediamento

Se nel 1933 si decise, a causa principalmente delle difficoltà che gli USA stavano vivendo in quel complicato periodo storico, di ridurre il gap temporale tra l’elezione e l’insediamento del nuovo POTUS  da quattro mesi a meno di tre mesi, precedentemente l’Inauguration Day veniva vissuto in una maniera differente. In particolare il 4 marzo 1829, dove una folla stimata in decine di migliaia si recò a Washington D.C. per assistere al giuramento di Andrew Jackson. La vittoria dell’Old Hickory – come venne soprannominato – nelle elezioni presidenziali del 1828 segnò un punto di svolta nella storia della democrazia statunitense.

“Negli anni che videro estinguersi la generazione dei Padri fondatori, con la presidenza Jackson tramontò un’epoca in cui la politica era stata esplicitamente riservata a élite e iniziò quella della politica di massa.”[1]

La campagna elettorale del 1828 introdusse novità molto rilevanti in tal senso. Si cercò per la prima volta apertamente di screditare l’immagine dell’avversario: i sostenitori di Jackson – capaci di creare una coalizione capillare di organizzazioni che divenne presto il moderno Partito democratico statunitense – descrissero il presidente in carica – John Quincy Adams – come uno sfrenato spendaccione; lo staff di Adams, d’altro canto, gettò cattiva luce sul matrimonio irregolare di Jackson, accusando la moglie di bigamia. La partecipazione popolare alle elezioni ebbe un balzo senza precedenti, grazie ad un processo di “democratizzazione” avviato dagli stati, che nella grande maggioranza dei casi avevano abolito i requisiti di censo per l’esercizio del diritto di voto .

L’eroe di guerra dai capelli bianchi, seguendo una tradizione stabilita da George Washington, tenne un ricevimento alla Casa Bianca, dove i comuni cittadini potevano stare fianco a fianco con la nuova “First Family”. Ed è allora che le cose sarebbero andate fuori controllo: migliaia di persone salirono in piedi sulle sedie per avere una visione migliore del suo giuramento; successivamente vi fu una corsa ad accaparrarsi cibo e bevande, al punto che diversi tavoli vennero ribaltati e andarono in frantumati.  Daniel Webster, allora senatore del Massachusetts e futuro leader della fazione politica opposta a Jackson – il Partito Whig – descrisse anch’esso la “mostruosa folla di persone” che arrivò in città.

“Non ho mai visto niente di simile prima […] Le persone hanno percorso anche 500 miglia per vedere il generale Jackson e sembrano davvero pensare che il Paese si sia salvato da un terribile pericolo”[2].

Per Webster tuttavia tra l’impressionante folla all’inaugurazione della presidenza Jackson non vi erano solo sostenitori adoranti del neoeletto presidente, ma anche aspiranti politici – numerosi office-seeker – alla ricerca di un comodo lavoro governativo nella nuova amministrazione.

 Dai resoconti dell’epoca e postumi emerge come moltissime persone – 20mila secondo alcune fonti, probabilmente un numero più basso in realtà – si presentarono alla Casa Bianca il giorno del giuramento del nuovo presidente, alcune per stringere la mano a “Old Hickory”, altre per chiedergli un lavoro e altre ancora presumibilmente per scroccare un po’ di cibo gratuitamente. Qualunque fosse la motivazione, la folla fu tale da costringere il neoeletto Jackson a ritirarsi al National Hotel per salvaguardare la sua sicurezza[3]. I ricevimenti inaugurali della Casa Bianca sono continuati per diversi decenni dopo la débâcle di Jackson fino a quando le parate inaugurali pomeridiane incominciarono a creare dei problemi di programmazione. Fu il presidente George H.W. Bush a rilanciare l’idea dei ricevimenti nel 1989 con il suo “White House American Welcome”,  invitando il pubblico alla Casa Bianca il giorno dopo il suo insediamento[4].

Jacopo Bernardini

Bibliografia e note

HARPER’S NEW MONTHLY MAGAZINE, No. CCCCIX, Vol. LXIX, 1884

D. R. Barbee, Andrew Jackson and Peggy O’Neale, in “Tennessee Historical Quarterly”, vol. 15, no. 1, 1956, pp. 37–52.


[1] G. Borgognone, Storia degli Stati Uniti, Feltrinelli, Milano, 2016

[2] HARPER’S MONTHLY MAGAZINE, 1884, p. 280

[3] https://www.whitehousehistory.org/not-a-ragged-mob-the-inauguration-of-1829

[4] https://www.whitehousehistory.org/presidential-inaugurations-celebrate-new-times