La Resistenza in una città particolare: Intervista a Marco Borghi

by storiapolitica
La Resistenza in una città particolare: Intervista a Marco Borghi

Marco Borghi, storico, è direttore dell’IVESER, Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Ha pubblicato diversi libri sulla RSI tra cui: Tra fascio littorio e senso dello Stato. Funzionari, apparati, ministeri nella Repubblica Sociale Italiana 1943-1945 (CLEUP, 2001) e La stampa della RSI 1943-1945 (Guerini e Associati, 2006)

Dopo l’8 settembre 1943 Venezia fu resa soggetta all’occupazione militare e poi sede di numerosi e importanti uffici della RSI. Per quali motivi fu scelta Venezia come sede di alcuni ministeri?

La scelta di trasferire a Venezia alcuni ministeri e numerosi uffici dell’Amministrazione centrale dello Stato si deve ascrivere a diversi motivi. In primo luogo Venezia, ma anche altre località del Veneto, risultavano ideali per motivi di sicurezza e per la vicinanza con i centri nevralgici tedeschi, che sicuramente ebbero un ruolo in tutta la operazione del trasferimento al Nord degli apparati amministrativi centrali. Un altro elemento decisivo nell’insediare enti e ministeri nella città lagunare fu la sua vocazione “culturale” che ben si conciliava con l’attività di uffici come quelli del Ministero della Cultura Popolare (Direzione Generale dello Spettacolo, Istituto Luce) o le strutture produttive cinematografiche, che proprio a Venezia replicarono, seppure in sedicesimo, la Cinecittà romana (ribattezzata Cinevillaggio).

Venezia era anche sede di circa 17 comandi Nazisti. Questo come ha caratterizzato la Resistenza a Venezia?

L’occupazione tedesca a Venezia non ha avuto un ruolo particolarmente importante nell’influire e determinare le scelte resistenziali cittadine. Nonostante una presenza piuttosto capillare di uffici e comandi militari, il ruolo e la partecipazione dei tedeschi resta piuttosto sfumata, e sostanzialmente quasi estranea, alla repressione antipartigiana che, viceversa, viene esercitata in modo preponderante dagli organi della Repubblica sociale, in particolare dalla Guardia Nazionale Repubblicana.

Tuttavia è da ricordare il costante impegno e zelo dei nazisti per quanto riguarda la persecuzione e la deportazione degli ebrei, attività che venne svolta senza sosta fino all’ottobre 1944 con le deportazioni degli ebrei dagli ospedali cittadini, unitamente all’episodio della morte accidentale di una sentinella tedesca e la relativa rappresaglia del 3 agosto 1944 con la fucilazione di sette detenuti “politici” in Riva dell’Impero (oggi Riva Sette Martiri).

Venezia è una città particolare rispetto le altre grandi città del nord Italia: non vi sono spazi per grandi azioni. Questo come ha condizionato la resistenza a Venezia?

La dimensione e la particolare conformazione urbanistica della città sicuramente hanno influito nel pensare e realizzare forme alternative di resistenza: soprattutto fu privilegiata una dimensione simbolica e “teatrale” come il lancio di manifestini dal campanile di San Marco nel febbraio 1944, il temporaneo sequestro dell’Ambasciatore del Giappone Hidaka nell’agosto 1944 e, soprattutto, la celeberrima “beffa del Goldoni” quando il 12 marzo 1945 un nutrito gruppo di giovani partigiani della Brigata “Biancotto” fece irruzione nel teatro, gremito di fascisti e tedeschi, tenendo un comizio che annunciava l’imminente fine del fascismo e del nazismo, andandosene poi indisturbato: tutte azioni incruente che ebbero però degli importantissimi risultati politici nel delegittimare e screditare il nazifascismo.

Non mancarono tuttavia classiche azioni di sabotaggio, disarmi, diffusione della stampa clandestina e anche attentati tra cui ricordiamo quello incendiario all’Istituto Luce, insediatosi all’Hotel Bonvecchiati a due passi da Piazza San Marco, il 14 luglio 1944, e quello del 26 luglio 1944 che distrusse buona parte del comando provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana, che aveva sede presso Ca’ Giustinian.

Che ruolo ebbe Gianquinto nella Resistenza a Venezia? Quali furono altre figure importanti della Resistenza a Venezia?

Il ruolo dell’avvocato siciliano, e futuro Sindaco di Venezia, fu di secondo piano nelle dinamiche resistenziali: continuò la sua attività antifascista – per questo venne arrestato il 10 ottobre 1943 e incarcerato per qualche mese a Santa Maria Maggiore – e fece parte del Comitato federale del PCI clandestino.

Figure importanti che si possono ricordare sono: Giuseppe Turcato – Commissario politico della Brigata garibaldina di Venezia che prese il nome di Francesco Biancotto, uno dei tredici martiri fucilati a Ca’ Giustinian – organizzatore e ideatore delle maggiori azioni in città; Giovanni Tonetti, il “conte rosso”, che organizzò un gruppo di gappisti autori di azioni militari, tra cui l’attentato a Ca’ Giustinian; il tenente colonnello Giovanni Filipponi che, dal dicembre 1944, ricoprì il ruolo di Capo di Stato maggiore del locale organo del Corpo dei volontari della libertà (CVL), il Comando militare della Piazza di Venezia, ed ebbe un ruolo fondamentale nelle operazioni insurrezionali di fine aprile 1945. In ogni caso la rete resistenziale in città fu piuttosto diffusa coinvolgendo, a vario titolo, centinaia di persone di ogni ceto sociale e orientamento politico.

Nelle trattative per la liberazione di Venezia ebbe un ruolo importante la Curia patriarcale. Che ruolo ebbe invece nella Resistenza gli ex popolari?

L’impegno e il ruolo dei cattolici veneziani durante la Resistenza sicuramente è stato rilevante. Tuttavia, rispetto alle componenti comuniste e azioniste, in città non si creò una vera e propria organizzazione clandestina strutturata. Una “rete” comunque esisteva e numerosi furono i cattolici che si impegnarono nell’attività antifascista alcuni dei quali – come Giovanni Ponti e Ida D’Este – ebbero importanti incarichi a livello regionale. Anche molti religiosi non lesinarono il loro appoggio e sostegno: canoniche e conventi diventarono i luoghi delle riunioni clandestine degli organi della Resistenza e rifugio per i perseguitati politici, razziali, sbandati e renitenti alla vela.