La nostra fede (breve recensione)

La nostra fede (breve recensione)

P. Gobetti, La nostra fede, (a cura di G. Fontana), Aras edizioni, Fano, 2021

La nostra fede, curato da Giorgio Fontana e edito da Aras Edizioni è il decimo libro della collana gobettiana ed è stato pubblicato in occasione del 60° anniversario della  fondazione  del Centro studi Piero Gobetti  e i 120 anni della nascita dell’intellettuale e editore torinese.

In questo volume compare per la prima volta in modo autonomo il saggio di Piero Gobetti La nostra fede pubblicato nella prima rivista di Gobetti “Energie Nove” il 5 maggio 1919 e quando non ha ancora 18 anni.  La nostra fede inaugura la seconda serie della rivista, dopo un mese  di interruzione annunciata  con articolo nel numero precedente.

Nella prefazione di Giorgio Fontana intitolata «Ma noi ci ribelliamo» pur facendo emergere gli aspetti di attualità del saggio di Gobetti, viene data molta importanza al contesto storico  e culturale in cui scrive Gobetti.

 In particolare l’autore della prefazione pone l’attenzione al continuo riferimento di Gobetti nel saggio alla concretezza facendo emergere in questo modo un riferimento al  mastro Salvemini e la rivista L’Unità, a cui Gobetti si ispirò  come modello per la sua prima  rivista.

Altri due elementi sottolineati da Giorgio Fontana nella prefazione  e presenti nel saggio dell’editore torinese sono il riferimento alla fede di Gobetti che va spogliata di ogni connotazione religiosa e la frase di Gobetti «Non può essere morale chi è indifferente».

La nostra fede, come sostenuto nella prefazione, richiama nella struttura ad altri successivi e  importanti saggi e articoli del giovane intellettuale torinese come il Manifesto del 1922 e la nostra cultura politica del 1923 pubblicati nella seconda rivista di Gobetti Rivoluzione Liberale.

Nell’ultima parte del volume c’è un contributo del direttore del Centro studi Pietro Polito intitolato Casa Piero e Ada Gobetti in cui viene raccontata in sintesi la storia della casa di Piero e Ada Gobetti e di come questa sia stata un punto di riferimento degli amici di Piero Gobetti,  anche dopo la sua morte, durante la resistenza e negli anni ’60.

Nella parte finale del suo contributo il direttore fa riferimento a come  Gobetti e il Centro studi possa essere un punto di riferimento per i giovani degli anni Venti del Duemila e alla situazione della pandemia.

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