Guido Quazza e il Sessattotto degli studenti a Torino

Guido Quazza e il Sessattotto degli studenti a Torino
Guido Quazza

Il Sessantotto degli studenti a Torino ha avuto il suo inizio con l’occupazione di Palazzo Campana. Si iniziò per protestare contro lo spostamento della facoltà di Architettura nella zona cittadina denominata de La Mandria. Il 22 novembre 1967 alcune centinaia di studenti assediarono il rettorato per chiedere di poter intervenire nella discussione, in cui il consiglio di amministrazione stava deliberando sulla questione del trasferimento. 

Solo cinque giorni più tardi, il 27 novembre, gli studenti delle facoltà umanistiche riuniti in assemblea decisero di occupare Palazzo Campana. In poco tempo quindi si assistette ha una radicalizzazione e massificazione degli studenti e una contestazione verso i metodi d’insegnamento, i programmi e i professori universitari.

Il Senato Accademico composto dai presidi delle diverse facoltà tra cui Giuseppe Grosso (Giurisprudenza), Giorgio Gullini (Lettere e Filosofia), Piero Pieri (Magistero) sostenne completamente la linea del rettore Allara  di condannare le occupazioni studentesche.

Una figura molto particolare che ha cercato di svolgere un ruolo di mediazione tra gli studenti e i professori universitari è stato svolto dallo storico Guido Quazza che era tornato ad insegnare a Torino dopo l’esperienza pisana nel 1964. Quando Piero Pieri decise di abbandonare l’incarico venne eletto preside della Facoltà del Magistero dal 1 novembre 1967. 

Guido Quazza aveva già vissuto  l’espetrienza della contestazione a Pisa nel 1964 e quindi insieme ad altri professori come Bobbio, D’Enteves, che cercarono un dialogo con il comitato di agitazione.Il 28 novembre tenne colloquio a casa sua con alcuni esponenti del comitato di agitazione su sua richiesta in quanto essendo preside della facoltà non poteva scendere in piazza con gli studenti. Per circa un mese cercò di sostenere in Senato Accademico posizioni di dialogo con gli studenti e decisamente contrarie all’uso della violenza.

Il 23 Dicembre il Senato  Accademico decise lo sgombero di Palazzo Campana entro il 9 Gennaio. Con lo sgombero la posizione del movimento studentesco divenne molto più intrasigente e iniziarono ad opporsi anche a Guido Quazza, con l’accusa di dare risposte troppe elusive. In Gennaio vennero interotte le lezioni di Aldo Garosci e Franco Venturi, sospettati di essere dei blasonati della Resistenza. Successivamente fu il turno anche di Guido Quazza.

Palazzo Campana

In un volantino ciclostilato compariva su tutta la pagina la pagina “Quazza ha la resistenza, la resistenza, la resistenza” fino a riempire tutto il foglio per concludere in modo drastico con “e basta”. Sul retro compariva l’immagine di Quazza diviso in due metà: vestito da partigiano da un lato e da preside e professore universitario dall’altro.

In questa situazione ricevette anche molte critiche da altri professori universitari, pure da Bobbio, che inizialmente avevano discusso per non difendere la libertà d’insegnamento. 

In questo contesto il Consiglio di Facoltà del Magistero ruppe il fronte che si erra raccolto attorno al rettore. Il 3 Maggio 1968, dopo aver richiesto per l’ennesima volta al rettore di ripredere le attività didattiche alla Facoltà del Magistero, deliberò la ripresa delle attività il giorno 6 Maggio con dei nuovi criteri:

1) rielaborazione dei piani di studio, secondo criteri di affinità e interdisciplinarietà, con la possibilità di concordare i docenti esami diversi da quelli ufficiali; 

2) affiancamento di seminari di gruppo alle lezioni;

3) modifiche dei requisiti delle tesi di laurea;

4) abbolizione dei pre-esami, firme di frequenza; 

5) possibilità degli studenti di chiedere la parola durante le lezioni;

6) appelli mensili di esami, possibilità di esami di gruppo, su lavori di gruppo precedentemente concordati;

7) pubblicità della discussione dl voto da parte della Commissione e possibilità di controllo da parte degli studenti; 

8) attività didattiche speciali per gli studenti lavoratori; 

9) disponibilità di aule per riunioni di studenti. 

Quazza accolse molte delle istanze di cambiamento dell’Univesità proposte dagli studenti nel corso dell’occupazione di Palazzo Campana e fece della facoltà del Magistero un luogo di sperimentazione di nuovi metodi didattici basati su un nuovo rapporto tra professori e studenti. Questo era reso possibile dal modulo seminariale, dall’approccio interdisciplinare, cercando di capire gli interessi dei giovani e cercando nuove forme di ricerca e valutazione di gruppo.

Il movimento studentesco non potè far altro che accettare le proposte offerte, che riguardavano molti dei punti toccati da diversi documenti del movimento studentesco dei mesi precedenti. Il ruolo di mediazione che ebbe Quazza verso il movimento studentesco gli valse, come abbiamo visto, molte critiche dei colleghi e non un totale appoggio da parte degli studenti del movimento.

Bibliografia: 

L. Boccalatte ( a cura di), Guido Quazza. L’archivio e la biblioteca come autobiografia, Franco Angeli, Milano, 2008 

D. Giachetti, Il ’68 in Italia. Le idee, i movimenti, la politica, BFS Edizioni, Pisa, 2018

G. Zazzara, La storia a sinistra. Ricerca e impegno politico dopo il fascismo, Laterza, Roma- Bari, 2011

M. Revelli, Il ’68 a Torino. Gli eseordi: la comunità studentesca di Palazzo Campana, in “Rivista di Storia Contemporanea”, Aprile 1, 1989