Gronchi e la visita in Urss: la discussione sul viaggio

Gronchi e la visita in Urss: la discussione sul viaggio

In questa prima parte dell’articolo saranno trattate le diverse perplessità sul viaggio in Urss di Giovanni Gronchi e la sua idea di avere una propria politica estera come presidente della Repubblica.

Il settennato di Gronchi

La presidenza della Repubblica di Giovanni Gronchi, fu molto diversa da quello del suo predecessore Luigi Einaudi, infatti fu caratterizzata da un forte attivismo sia in politica interna che in politica estera. Questa estensione del ruolo politico del capo dello Stato dipende sia dalla personalità di Gronchi sia da fattori esterni.

Il suo settennato iniziò nella seconda legislatura caratterizzata dall’instabilità politica dovuta ai risultati delle elezioni del 7 giugno 1953 che rendono quasi fisiologici gli interventi del presidente della Repubblica, come era già successo nella parte conclusiva del settennato di Einaudi.

Giovanni Gronchi
Giovanni Gronchi

Gronchi leader storico del Partito popolare

L’altro aspetto da tener conto è la personalità di Gronchi, leader storico del Partito popolare e poi della Democrazia cristiana, che con l’elezione a presidente della Repubblica cercò di contare negli equilibri politici interni e in particolare nella politica estera.

Gli interventi in politica estera

Questo desiderio di autonomia e di intervento si espresse in modo ancora più evidente in politica estera, cercando in alcuni casi di avere quasi una propria politica estera attraverso numerose visite ufficiali all’estero, organizzando periodici incontri con gli ambasciatori e leader stranieri in visita a Roma.

Gronchi cercò di perseguire tre obbiettivi: la valorizzazione del ruolo dell’Italia, la mediazione tra le potenze per risolvere le grandi questioni internazionali come la questione di Berlino e la riunificazione tedesca e come ultimo obiettivo l’adozione di una nuova politica verso i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente.

L’idea della visita in Urss

All’interno di questa idea di avere un propria politica estera, può essere collocato la visita ufficiale di Gronchi in Unione Sovietica.

Di questa idea di un incontro tra Giovanni Gronchi e il sovietico Nikita Khrushchev se ne parlava dal 1956, Pietromarchi ebbe l’idea della viaggio dopo il successo del viaggio di Gronchi in Turchia. Nell’estate del 1958 il presidente della Repubblica sostenne l’ambizione di Pietromarchi di diventare ambasciatore a Mosca, in vista di un eventualità di un suo viaggio.

Le sollecitazioni di Gronchi

Il secondo Presidente della Repubblica in diverse occasioni sollecitò l’ambasciatore italiano e quello sovietico per accelerare i tempi di una suo incontro con Khrushchev.

Quando questa notizia venne resa pubblica Pietromarchi e Del Bo smentirono la loro iniziativa, ma il suo effetto fu dirompente.

I timori della Santa Sede per la visita di Gronchi in Urss

La notizia di questo possibile viaggio del Presidente della Repubblica in Urss portò in poco tempo a delle reazioni da parte del  Vaticano. La reazione del Vaticano fu un colloquio tra l’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Bartolomeo Mingone e il Segretario di Stato Domenico Tardini che permise al Vaticano di far presenti le sue perplessità su questo viaggio.

Tardini fece notare le riserve dal punto di vista morale e cattolico  facendo notare che Gronchi era« il capo cattolico di uno Stato cattolico, con un governo cattolico », che si recava i vista in «un paese materialista, antireligioso, persecutore del cristianesimo e della Chiesa, negatore di libertà e responsabile di eccidi». Tutti questi aspetti non potevano far preoccupare la Santa Sede che vedeva in questo possibile viaggio un oltraggio alla cristianità

Domenico Tardini e Giovanni XXIII
Domenico Tardini e Giovanni XXIII

Le perplessità degli alleati occidentali

Le cancellerie dei principali  paesi occidentali erano inquiete per la decisioni del Presidente della Repubblica italiano in particolare gli Stati Uniti avrebbero apprezzato una preventiva consultazione prima di prendere qualsiasi iniziativa.

Un ulteriore preoccupazione degli Sati Uniti era sul messaggio che la visita di Gronchi potesse dare all’Urss, e quindi  riteneva necessario monitorare le mosse che avrebbe compiuto a Mosca

Le reazioni degli altri paesi come Francia e Inghilterra non crearono meno apprensione e si commentava l’azione di Gronchi che era funzionale negli equilibri italiani per acquisire il prestigio per venire rieletto nel 1962.

Le valutazioni di Segni 

Il presidente del consiglio Antonio Segni avrebbe voluto evitare la visita di Gronchi in Unione Sovietica, questi timori vennero espressi dal politico sardo nei colloqui che ebbe nel settembre 1959 a Washington in cui sostenne che un’accelerazione della distensione fosse negativa. Su questo scrive nel  suo diario il 21 ottobre:

Sul viaggio a Mosca: Gronchi vuole andare a dire che è impossibile rifiutare. Io contesto nel dire che è molto difficile rifiutare, ma occorre andare con una situazione chiara del governo. La decisione si prenderà sentiti i ministri, anche alla spicciolata.

A. Segni, Diario (1956-1964), (a cura di) S. Mura, Il Mulino Bologna, 2012 p.163

Il governo ebbe tempi decisionali sulla questione della visita in Urss abbastanza lunghi per diverse variabili come l’imminente congresso della Dc che rallentava l’esecutivo, ma anche per molte variabili che era necessario precisare con i sovietici in particolare sulla restituzione della visita di Gronchi da parte di Khrushchev.

Il problema della restituzione della visita

La proposta fu quella che questa visita avvenisse nel periodo estivo durante i Giochi Olimpici che si sarebbero svolti a Roma. Questa proposta era favorita dal fatto che nel periodo estivo il Papa si sarebbe trovato come consuetudine fuori Roma.

Un ulteriore aspetto su cui il governo italiano rifletteva era che la visita poteva non essere ricambiata da Khrushchev,  che era capo dell’esecutivo, ma facendo riferimento al galateo politico dall’ omologo di Gronchi il presidente del Presidium Voroshilov.

La decisione del governo Segni

Il 7 novembre 1959 il consiglio dei ministri, anche se con molti malumori si riunì per prendere la decisione definitiva sulla visita di Gronchi, concordando che il viaggio di Gronchi si sarebbe tenuto all’interno della strategia della distensioni che le potenze occidentali stavano percorrendo in quella fase. 

Il 12 novembre giunse l’invito ufficiale al presidente della Repubblica Giovanni Gronchi da parte del suo omologo sovietico Voroshilov.


Bibliografia:

A. Salacone, La diplomazia del dialogo. Italia e Urss tra coesistenza pacifica e distensione (1958-1968), Viella, Roma, 2017

AA.VV. L’ Italia durante la Presidenza di Giovanni Gronchi, Giardini editori, Pisa, 1989

A. Varsori, F. Mazzei, Giovanni Gronchi e la politica estera italiana, Pacini Editore, Pisa, 2017

S. Cassese, Giuseppe Galasso, A. Mellloni, I Presidenti della Repubblica, Il Mulino, Bologna, 2018

A. Segni, Diario (1956-1964), (a cura di) S. Mura, Il Mulino Bologna, 2012

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