Giulio Pastore e il nuovo osservatore. (recensione)

Giulio Pastore e il nuovo osservatore. (recensione)

Questo volume di Francesco Marcorelli tratta  dell’opera e della personalità di Giulio Pastore e della rivista Il nuovo osservatore. Giulio Pastore fu il primo segretario generale della CISL,  che fondò con il sostegno culturale di Mario Romani, in un paese duramente provato dalla guerra e un ventennio di regime. Il suo ruolo nel sindacato fu ispirato dagli stessi valori che espresse nell’Assemblea Costituente, ponendo particolare attenzione affinchè le questioni del lavoro fossero affrontate prendendo in considerazione le esigenze delle persone.

In questo testo si intrecciano due argomenti che interagiscono tra di loro: da una parte la vicenda politica di Giulio Pastore e dalla rivista Il Nuovo osservatore, contestualizzando entrambi all’interno della principali vicende politiche, della storia delle riviste di cultura e di politica di quel periodo.

L’autore analizza  in modo particolare nel libro il periodo in cui Giulio Pastore ricoprì incarichi di governo, quindi, a partire dalla terza legislatura, quando entrò nel secondo governo Fanfani nel 1958, come Presidente del comitato dei ministri per la cassa del Mezzogiorno. Negli anni successivi mantenne quel ruolo fino al 1968, tranne quando si dimise in seguito all’appoggio del Msi al governo Tambroni.

Nel libro viene sottolineato il contesto storico del periodo in cui Pastore ricoprì incarichi di governo, trattando delle posizioni assunte, sia sulle vicende interne del politico della sinistra sociale e sindacale della Dc, come nel caso del passaggio dalla segreteria di Amintore Fanfani  a quella di Aldo Moro, sia al governo delle convergenze democratiche e dell’esperienza del centro sinistra. Pastore nelle diverse fasi fece emergere sempre la sua attenzione agli aspetti sociali  legati al mondo del lavoro e alle istanze tipiche della sua formazione sindacale.

La rivista “Il Nuovo Osservatore” , voluta da Pastore quando lasciò il sindacato, da questo studio di Francesco Marcorelli, sembra come altre riviste della corrente cristiano-sociale non affermare solamente le idee di una corrente, ma una cultura politica in grado di avere  un’apertura dialogica in tutta la sua storia.

L’autore periodizza in tre fasi la storia  della rivista: la prima dal 1958 al 1959  con direttore Mario Romani, la seconda quella che vide la rivista sotto la responsabilità politica di Giulio Pastore dal giugno 1960 al 1969 anno della sua morte, l’ultima fase, quella postuma,in cui la rivista venne  pubblicata  per iniziativa dei suoi collaboratori Vicenzo Scotti e Vincenzo nel 1969/1970 .Dopo una sospensione per mancanza di risorse, Vicenzo Scotti affidò la direzione a Franco Scaglia e durò fino agli anni Ottanta.

Francesco Marcorelli si sofferma agli anni in cui la rivista fu sotto la direzione di Giulio Pastore, sottolineando, come la rivista in quel periodo analizzasse la realtà italiana europea ed internazionale.Essa inoltre proponeva un governo politico e un programma socio economico, attingendo dalle diverse forze sociali di un paese in una fase di trasformazione. Nella rivista emerge il sostegno ad un dialogo con tutti i partititi disponibili alla riforma del Paese.

Nella rivista non mancano giudizi critici sul centro sinistra, in particolare durante la crisi che portò alla formazione del terzo governo Moro. Venne commentata nella rivista con un editoriale di Giulio Pastore in cui sosteneva che la crisi di governo non era stata risolta in modo limpido  e che la formula del centro -sinistra veniva  perpetuata solamente perché era l’unica via praticabile.

Nella fase successiva la rivista proseguì grazie ai collaboratori d i Giulio Pastore senza modificare la prospettiva per cui era stata fondata e senza allontanarsi dalla linea stabilita da Pastore cioè quella di formare la cittadinanza, alla partecipazione e  formare le persone ad avere un loro punto di vista.

Questo libro si occupa di una figura, Giulio Pastore, e di una corrente, quella cristiano sociale e sindacale della Dc, solitamente poco trattate nei libri che generalmente ricostruiscono la storia della Dc, ma che ha avuto un ruolo determinante nella sua storia portando istanze di rinnovamento sociale.

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