Einaudi e il Memorandum

Einaudi e il Memorandum

In questo articolo tratto del Memoradum scritto da Einaudi tra il 1942 e il 1943, soffermandomi soprattutto sull’idea di monarca presente in questo documento.

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Luigi Einaudi viene spesso studiato come economista, governatore della Banca d’Italia, primo presidente della Repubblica eletto dal parlamento, ma si dimentica del ruolo svolto nei mesi che precedono la caduta del fascismo e i gli anni successivi in cui emerse in modo più chiaro il suo pensiero politico.

Il Memorandum fu il primo intervento di Einaudi dopo una fase di silenzio ed è stato redatto tra la  fine del 1942 e la primavera del 1943, quando le sorti della guerra erano segnate, tanto da indurre Einaudi a delineare le prospettive sulla fase successiva della ricostruzione del paese.

I contenuti nel Memorandum

In questo scritto Einaudi passa in rassegna i punti caratterizzanti del futuro assetto liberale dell’Italia. Prima di elencare gli argomenti principali trattati in questo importante testo bisogna tener conto che, al contrario di altri pensatori che si rifacevano al pensiero liberale, per Einaudi il liberalismo non era soltanto una teoria economica o politica, ma una vera e propria visione del mondo.

Questo implica che anche nel Memorandum, come molto spesso nelle altre opere di Einaudi, siano presenti contemporaneamente sia l’analisi economica sia l’analisi politica.

Secondo l’economista piemontese le idee di rinnovamento dovevano essere accompagnate da un’analisi sui caratteri degenerativi che aveva avuto la storia italiana fino a quel momento. In questo testo Einaudi affermava nuovamente un liberismo integrale nell’organizzazione economica e politica, contro le idee che prevedevano l’intervento dello Stato. Sul piano politico proponeva in modo chiaro uno stato minimo.

I principali argomenti

Nel Memorandum Einaudi si rivolgeva al popolo di una democrazia recuperata in cui si doveva scegliere tra statalismo e liberalismo.

Gli argomenti trattati da Einaudi nel Memorandum sono:

-Azione diretta e azione indiretta,

-Caratteristiche dei regimi ad azione diretta o socialisti,

-Interdipendenza di tutti i fenomeni economici e politici,

-Le garanzie formali dello stato liberale (potere regio, potere legislativo, libertà di stampa e indipendenza della magistratura),

– Perché lo stato liberale rimase in Italia un’utopia o fu distrutto,

-Un esempio di riforma di procedura parlamentare,

-Lo spirito e i caratteri essenziali delle istituzioni          costituzionali in un stato liberale

-Il compito dei liberali dopo la crisi.

L. Einauidi Memoradum, Masilio, Venezia, 1994, p.27

Alcuni di questi argomenti si possono trovare in altre opere di Einaudi e anche nella sua intensa attività giornalistica, tuttavia nel Memorandum vi sono deglielementi di novità che segnarono la distanza tra Einaudi e altri politici liberali.

Un’interpretazione diversa

Il primo elemento che caratterizzò Einaudi rispetto agli altri liberali fu l’interpretazione del fascismo. Questa sua analisi è poco studiata rispetto ad altre interpretazioni; Chabod, ad esempio, la accomunò a quella degli altri liberali. Questa diversa interpretazione segnò molto probabilmente la distanza di pensiero con i liberali suoi coetanei come Benedetto Croce, Francesco Saverio Nitti, Vittorio Emanuele Orlando.

L’interpretazione liberale, che coincideva con quella crociana, definiva il fascismo come malattia e come parentesi. Einaudi per contro sosteneva che l’ascesa del fascismo fu dovuta alla debolezza delle istituzioni regie non più in grado di arginare le sempre più numerose istanze di carattere politico-sociale e per questo, quando avvenne la marcia su Roma, non furono più in grado di reagire. Tuttavia per l’economista piemontese non era possibile un’analisi sulla “parentesi” fascista senza tener conto dei mutamenti che erano avvenuti nella società.

La figura del Re nel Memorandum

L’altro punto di divergenza che emerge nel Memorandum è la figura del re. Einaudi ne delinea una figura ideale fondata sul suo dovere di essere esterna alle diverse situazioni.

La monarchia in Italia doveva essere il potere conservatore in grado di garantire un equilibrio rispetto alle diverse istanze eccessivamente riformiste. Il re come capo dello Stato avrebbe dovuto essere fedele al mito dello Statuto, essere garanzia dei singoli e delle classi più deboli, essere contro le sopraffazioni dei potenti, garantire e difendere la legge.

Einaudi a tale proposito scriveva:

Esso agisce con discrezione, quasi nell’ombra; non parteggia a favore di alcuna persona o di alcun gruppo, ma non è passivo.

L. Einauidi Memoradum, Masilio, Venezia, 1994, p 47.

Questa idea del capo dello Stato di Einaudi, sembra ispirata all’idea di pouvoir neutre propostaBenjamin Costant e riassume il comportamento ideale che avrebbe dovuto tenere il re. Questa concezione di capo dello Stato fu poi alla base del modi agire di Einaudi durante l’esercizio delle sue funzioni come presidente della Repubblica.

Il Memorandum rappresenta un punto di svolta nel pensiero di Luigi Einaudi, segnando la distanza tra lui e gli altri liberali suoi coetanei.

Francesco Sunil Sbalchiero

Bibliografia:

L. Einaudi, Memorandum, a cura di Giuseppe Berta, Marsilio, Venezia, 1994.

F. Chabod, L’Italia contemporanea 1918-1948, Einaudi, Torino

P. G. Zunino, Interpretazione e memoria del fascismo, Laterza, Roma-Bari, 2000

G. Corni, Fascismo. Condanne e revisioni, Salerno Editrice, Roma, 2015

A. Camparini, W. E. Crivelin, Liberalismo e democrazia nell’Italia del secondo dopoguerra, Franco Angeli, Milano, 2015

Altri articoli su Luigi Einaudi:

Piero Gobetti, Luigi Einaudi e il libro “Le lotte del lavoro”

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