Asterios Polyp di David Mazzucchelli

Asterios Polyp di David Mazzucchelli

In questo articolo Valentina Geromin analizza la graphic novel Asterios Polyp di David Mazzucchelli.

Quella che ci viene raccontata da David Mazzucchelli è la storia di Asterios Polyp, della sua professione come architetto e di quella di insegnante, della sua infanzia, dei genitori e soprattutto dei suoi sentimenti. Questi parti della sua vita vengono analizzate intrecciando il presente a ricordi, flashback, digressioni, spiegazioni e associazioni di immagini.

Le immagini e soprattutto i colori sono quelli che ci fanno comprendere gli aspetti della storia non detti, che ci permettono di interpretare i salti temporali tra presente e passato e di distinguere la realtà dalla dimensione onirica; ad esempio se assieme ai segni viola che prevalgono in tutta la storia, compare il giallo si tratta di un evento presente, se compaiono rosa e blu si parla di un evento passato.

Ed è proprio quest’ultima dimensione, quella onirica, che a intervalli regolari ospita l’altro protagonista e narratore della storia: Ignazio, il gemello nato morto di Asterios, il quale però, fin dalla tenera età, ne percepisce la presenza.

In un punto in particolare, parlando dell’amico immaginario di Jackson, il bambino della famiglia che lo ospita, sua mamma Ursula afferma che nessuno esista per caso. L’amico immaginario è una presenza, quindi esiste, e l’associazione con la presenza del fratello che Asterios sente è immediata.

La vicenda della morte del fratello è una fondamentale chiave di lettura per tutto il racconto di Mazzucchelli, in quanto la figura di Ignazio spinge Asterios ad interrogarsi su certi aspetti della vita, della morte, del doppio e della predestinazione.

Emblematico il momento in cui si domanda cosa sarebbe successo se a sopravvivere fosse stato Ignazio e non lui.

AM I LIVING HIS LIFE NOW?”si chiede Asterios nel tentativo vano di avere delle risposte. Sta vivendo la vita del fratello adesso?

Il protagonista dice inoltre che i gemelli sono noti per vivere due vite distinte, ma in circostanze uguali e facendo scelte simili.

Ciò viene rappresentato ogni volta che i due si incontrano nella dimensione onirica, dove si capisce che il gemello sia stato capace di arrivare lì dove Asterios non è arrivato, facendo realizzare i progetti che per Asterios sono rimasti sempre solo dei disegni.

É come se fossero la stessa cosa,  ma si riconoscessero come doppio, come accade nel dipinto di Magritte La riproduzione vietata.

L’uomo rappresentato di spalle non si riconosce nell’uomo che vede allo specchio, che è girato a sua volta di spalle. Tuttavia è la stessa persona.

 La riproduzione vietata,1937 
 Renè Magritte
La riproduzione vietata,1937
Renè Magritte

Il racconto di Asterios Poylp viene affrontato sul foglio attraverso una modalità grafica perfettamente progettata, sebbene all’inizio risulti caotica, poichè le vignette spesso sono sparse sulla la pagina senza un ordine definito.

Altre volte invece la vignetta non presenta bordi e occupa la pagina intera e al suo interno contiene altre vignette.

Esse cambiano notevolmente dimensione anche all’interno della stessa pagina e le troviamo in forme differenti, non solo rettangolari, ma anche tonde o che ricordano ciò di cui parlano, ad esempio a pagina 22 la vignetta spermatozoo-ovulo. Tutti questi meccanismi rendono il ritmo della lettura veloce e incalzante e spesso l’autore utilizza più vignette ripetute, senza dialoghi in progressivo allontanamento, come nella scena finale.

I vari capitoli, se così si possono definire, non sono annunciati da un titolo, ma iniziano tutti con un disegno al centro della pagina, connesso al racconto presente quel determinato capitolo.

Il legame tra i due si può cogliere solo dopo averlo letto e questo contribuisce al piacevole stupore che il lettore prova nel ricondurre il disegno iniziale al racconto.

Ciò che più di tutto stupisce però il lettore, è il modo in cui viene affrontato il disegno dei personaggi e delle ambientazioni, la maestria con cui Mazzucchelli è in grado di modulare il colore e il segno in base alla situazione che sta descrivendo.

In una delle prime parti del libro Ignazio parla della teoria secondo cui ciascuno percepisca il mondo in base alle proprie predisposizioni personali, che sono appunto risolte nello stile del disegno di ciascun personaggio e di ciò che gli sta attorno.

Non nega tuttavia che queste predisposizioni possano essere influenzate da altri: Sempre esprimendolo attraverso il segno, questa relativa influenza risulta molto evidente nella scena del primo incontro tra Asterios e Hana: lui composto da forme geometriche e linee azzurre, lei tratteggiata con segni rosa che si fondono gradualmente nella conversazione.

 David Mazzucchelli, Asterios Polyp, p.61
David Mazzucchelli, Asterios Polyp, p.61

Nei momenti di distacco tra i due, durante i litigi, le discussioni e le incomprensioni, si assiste al procedimento inverso e riemerge il lato caratteriale e allo stesso tempo grafico nettamente distinto dei due, inconciliabile in quel momento.

Il disegno comunica il modo di essere dei personaggi attraverso la forma, la linea dei baloon e il font utilizzato all’interno. Questi aspetti si colgono immediatamente confrontando i dialoghi tra Asterios e Hana, il primo in ogni parte appuntito, tagliente e rigido, la seconda tondeggiante e morbida. E nel momento in cui citano un’altra persona, come nell’immagine sottostante la madre di Asterios, i baloon si sovrappongono e la scrittura diventa quella utilizzata per la madre stessa, per ricordarne il modo di parlare.

 David Mazzucchelli, Asterios Polyp, p 309
David Mazzucchelli, Asterios Polyp, p 309

 Il voler far cogliere al lettore un certo modo di essere di un personaggio attraverso il segno e la scrittura non può che essere messo in relazione con il lavoro di Saul Steinberg.

È interessante vedere come Mazzucchelli riproponga lo stesso esercizio di stile già sulla griglia con le mele all’inizio del capitolo del suo libro. Graficamente parlando è evidente la lezione di Saul Steinberg, ma qualcosa di ancora più profondo lega questi due magnifici artisti.

Casella di testo:      David Mazzucchelli, Asterios Polyp, p.33
David Mazzucchelli
, Asterios Polyp, p.33

Passiamo la maggior parte della nostra vita a interpretare messaggi chiari, preconfezionati (la posta, i giornali, i segnali rossi e quelli verdi ecc.).

Gli altri, per essere decifrati, richiedono uno sforzo che preferiamo evitare. Ma è proprio questo sforzo che arricchisce la nostra vita, che la riempie di gioia, che la rende per così dire inesauribile.” 1

Sono le parole che Steinberg pronuncia in un’intervista e che si sposano con le centinaia di disegni che realizzò.

Ma incitare gli uomini a decifrare i messaggi più profondi è anche quello che, guardando a Steinberg, Mazzucchelli sembra essersi prefissato come obiettivo.

Per Steinberg la psicologia della persona viene trascritta e rappresentata sul foglio attraverso segni diversi focalizzandosi sui discorsi e sulla comunicazione. Un discorso severo, rigido può essere rappresentato da una linea spezzata e marcata, un discorso complesso ricco di promesse irrealizzabili viene ricondotto a una rappresentazione di oggetti inesistenti, una richiesta gentile da un insieme di linee curve e decorative.

                       

Attraverso questi segni siamo in grado da lettori visivi di cogliere anche gli aspetti caratteriali del personaggio che ci viene presentato, le sue forze, le sue paure.

Lo stesso principio vale per Mazzucchelli che tratta analogamente la parte caratteriale e la complementarità dei suoi personaggi in modo approfondito.

I discorsi di una conversazione in Steinberg si accavallano, proprio fisicamente, rendono immediato e quasi uditivo l’interrompersi a vicenda dei due interlocutori. Un’analoga soluzione del dialogo la presenta anche Mazzucchelli nell’attorcigliarsi dei baloon di Asterios e Hana.

Steinberg aveva inoltre la capacità di far comprendere la scena pur non disegnandola interamente, riducendola al minimo essenziale, capacità che appartiene anche a Mazzucchelli, quando rappresenta vignette composte soltanto da ombre o persone in controluce, dunque la loro sagoma,ma facendo ugualmente capire cosa sta succedendo.                               

Mi ha colpito particolarmente la teoria sulla memoria e i ricordi, in cui viene spiegato che un ricordo evocato inevitabilmente cambia nel tempo e più volte lo si rievoca, maggiore sarà la trasformazione. ( a p.270).

Nell’esempio che Asterios fa, l’innocua osservazione di Hana viene trasformata in una pungente critica, una sorta di involuzione del pensiero mentale, che è condizionato da certe convinzioni della persona.

Curioso pensare che la stessa cosa accada in tutto quello che viene chiamato l’effetto Mandela, cioè ricordare qualcosa di non accaduto con estrema sicurezza. Secondo alcuni questo sarebbe un effetto causato dall’esistenza di mondi paralleli e tangenti a quello reale, ma la scienza ha da tempo dimostrato che il cervello umano è una ‘macchina di disinformazione’, e che la memoria non sempre risulta affidabile, proprio come viene detto in quella parte di Asterios Polyp.

Questo, assieme ad altri particolari, mi permette di fare un’associazione tra l’opera di Mazzucchelli con il film Donnie Darko, le cui interpretazioni sono tra le più disparate.

Il mio intento non è dunque quello di dare una giusta interpretazione di quel film, ma far emergere delle affinità tra ciò che ho elaborato personalmente e alcuni aspetti di questa Graphic Novel.

Innanzitutto il tema del doppio, nel caso di Asterios con il gemello, nel caso del film tra Donnie e Frank (ovvero il Donnie di un universo tangente). In entrambi i casi se ci si ragiona, ci si accorge che coincidono con la stessa persona, Asterios è anche Ignazio, Donnie è anche Frank, sebbene essi esistano in due luoghi differenti.

Secondo aspetto in comune è la forte influenza che in entrambi questi capolavori hanno la cosmologia e il determinismo, cioè si guarda a un evento come qualcosa che accade per portare ad altro, in una concezione circolare del tempo.

Interessante in una delle prime scene vedere Asterios che, scappando         dall’appartamento in fiamme, prende tre oggetti che sul momento per noi non hanno significato, ma che poi ricompaiono successivamente in racconti del passato, e assumono un valore importante, come il taglierino svizzero.

Anche le sequenze, come quella delle fiamme che bruciano, si ripetono all’inizio e alla fine del racconto, conferendo un senso di circolarità. (A p. 16 e a p.249-250)

Ed infine il ruolo del caso, in queste due storie: in una si identifica con la caduta dell’asteroide sul tetto della casa, nell’altra del motore d’aereo. Semplice e inaspettato fatto che stravolge la narrazione, tuttavia possibile e addirittura predetto nel caso di Asterios Polyp.

In questo modo la fine risulta straniante, ancora di più se si ripensa alla scena finale di Jackson e sua madre che entusiasti osservano la stella cadente nel cielo, mentre per Asterios quella stessa stella rappresenta la fine.

Personalmente credo che questo tipo di finale conferisca alla storia tragicità, ma allo stesso tempo fascino e che sia in linea con tutto ciò che prima era stato narrato.

Quello che succede nel cielo non è mai estraneo al protagonista, basti pensare a tutte le volte in cui ritorna la pioggia che spesso coincide con i suoi momenti peggiori (la notte in cui il fulmine provoca l’incendio, la notte in cui viene lasciato, si nomina la pioggia acida che uccise i dinosauri, la pioggia al mancato appuntamento con amici, la neve mentre va a trovare Hana, ecc.).

È un finale complesso ma di grande effetto, come del resto risulta essere l’opera intera.


Valentina Geromin

Note, bibliografia e sitografia

1          Pierre Schneider, Louvre mon amour. Undici grandi artisti in visita al museo più famoso del mondo

Richard Kelli, Donnie Darko, 2001

David Mazzucchelli, Asterios Polyp, 2009

Sito web Doppiozero, https://www.doppiozero.com/materiali/interviste/intervista-saul-steinberg?fbclid=IwAR3NguddXgC_5EngiIxJr-DPo_NVzgjf68CbCZpUYdBBzCPmK2MfCifO5tY